Importante novità in tema di salute in arrivo in Toscana a partire dal 1° luglio: nei Pronto Soccorso ci saranno 150 nuovi medici pronti ad entrare in servizio grazie alla volontà della Regione di sposare un progetto biennale per chi ha borse di studio che prevede un investimento di poco inferiore ai quattro milioni di euro. Ecco tutti gli ospedali dove entreranno in funzione.

Arrivano 150 nuovi medici al Pronto Soccorso

Centocinquanta nuovi medici da lunedì 1° luglio si aggiungeranno al personale già in forza ai pronti soccorso della Toscana, che nel 2018 hanno contato oltre un milione e mezzo di accessi. In 133 saranno a lavoro fin da lunedì, gli altri prenderanno servizio nelle prossime settimane. Ma la la graduatoria è ancora più lunga: 170 sono gli idonei. Medici generici, al massimo trentacinquenni, che per due anni si formeranno e lavoreranno nei reparti di emergenza. E’ la risposta toscana ad un problema che interessa tutta Italia e che ha a che fare con la carenza di programmazione dei governi nazionali delle ultime legislature. Una di più misure e azioni carattere straordinario che la Regione ha deciso di mettere in atto per dare ossigeno a settori in grave sofferenza di organico, a partire appunto dai reparti di emergenza.

Nuovi medici, le analisi di Enrico Rossi e Stefania Saccardi

“Dal Governo Monti in poi qualcuno ha deciso di tagliare le borse di studio per gli specializzandi, come si volesse dismettere il servizio pubblico o appaltarlo ai privati” spiega il presidente della Toscana Enrico Rossi ai giornalisti, convocati dopo l’incontro stamani con alcuni dei giovani medici che prenderanno servizio. “Il taglio – prosegue – è stato confermato dai successivi governi e tuttora si vive una fase di grande incertezza. Si è smesso di programmare le borse di studio in base alle esigenze, che la Toscana ha pur puntualmente continuato a comunicare ogni anno. Anche le affermazioni della attuali ministra ci sembrano generiche, improntate a buona volontà, ma non in grado di aggredire fino in fondo il tema e risolverlo”.

C’è chi ha proposto di tamponare l’emergenza utilizzando medici in forza all’esercito, chi assumendo medici dalla Romania oppure richiamando in servizio chi era già in pensione.

“In Toscana – spiega l’assessore alla salute, Stefania Saccardi – abbiamo deciso di investire sui giovani. Di fronte al fallimento dei governi nazionali sulla programmazione – chiosa Rossi – abbiamo fatto con loro un patto. Li mettiamo a lavorare per quello che sanno già fare. Così questi giovani ci aiuteranno a salvare il servizio sanitario pubblico e evitarne la privatizzazione. Giovani medici di una generazione desiderosa e abituata a lavorare e formarsi sul campo”.

Come Luciana, 35 anni, che vuole lavorare nei Pronto Soccorso, perché è lì che c’è il primo impatto con un paziente in cerca di aiuto. Oppure come Filippo, 26 anni, toscano che ha studiato in Umbria ed ha deciso di tornare a lavorare nella sua regione.

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Non è da oggi che medici non specializzati lavorano nei reparti di emergenza, al 118 o in attività di guardia in strutture private. Accade da tempo e in tutta Italia, spiegano i responsabili dei Pronto soccorso. Accade anche per gli specializzandi. Quella toscana è però la prima esperienza organica che prevede un periodo di formazione ‘on the job’ lungo due anni. “Siamo partiti dai reparti di emergenza perché quelli più sotto pressione e l’abbiamo voluto fare subito e velocemente, a ridosso di uno dei momenti di maggior accesso che è l’estate, soprattutto nelle località turistiche – spiega l’assessore Saccardi – L’impegno successivo sarà quello di parlare con il Ministero affinchè questa esperienza sia valorizzata e tenuta di conto nell’accesso ai concorsi di specializzazione”.

Nuovi medici, tutti i numeri della novità

Dei primi 133 medici che saranno a lavoro fin da lunedì, 52 sono stati assegnati alla Asl centro, 43 all’Asl Nord Ovest e 38 a quella Sud est. Per loro sono previsti due mesi di formazione seguiti da un tutor, poi l’assunzione (per 22 mesi) e l’assegnazione alle singole strutture distribuite sul territorio, comprese le aziende universitarie ospedaliere. Qualche esempio? Da Prato a Borgo San Lorenzo, da Pescia a Pistoia, Empoli, Careggi, Torregalli o Santa Maria Nuova, da Grosseto ad Arezzo, Montevarchi, Poggibonsi o Nottola. Ma l’elenco è molto più lungo. La spesa, 25 mila euro l’anno per medico (3 milioni e 750 mila in un anno), sarà interamente sostenuta con risorse regionali.

Ma quella dei medici dei Pronto soccorso non è l’unica misura che la Toscana ha deciso di mettere in atto.

“Continueremo a coprire, con nostre risorse, le borse di studio necessarie ma che il Ministero non garantisce – sottolinea Rossi – Già l’anno scorso l’abbiamo fatto per cento borsisti”. L’elenco per il 2019 sarà inviato al Ministero entro il 3 luglio, ovvero metà della prossima settimana. “Chiederemo però – avverte l’assessore Saccardi – che chi ne usufruirà sia vincolato a lavorare poi all’interno del sistema sanitario toscano per almeno cinque anni”. Così si punta a tappare le falle aperte dalla recente riforma delle pensioni, che ha accelerato l’uscita di alcuni professionisti, e da un’errata programmazione nell’accesso alle scuole di specializzazione e nelle necessità. Mancano i medici dei reparti di emergenza, ma anche ginecologi e anestesisti, ad esempio.

La Toscana è pronta anche a partire con un concorso aperto agli specializzandi del quarto e quinto anno, in modo da accorciare i tempi amministrativi per l’assunzione al momento del completamento del ciclo di formazione. Ma in questo caso si tratterebbe di medici già presenti in corsia e che, quindi, non porteranno nell’immediato ad un aumento degli organici.

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