Esattamente un anno fa, il primo maggio 2018, usciva su BISENZIOSETTEquesto articolo sulla storia del medico dello sport che aveva abusato di un giovane a Bagno a Ripoli e che, esercitando anche alla Pubblica assistenza di Campi Bisenzio, era stato allontanato.

Allontanato medico che aveva abusato di un paziente

Non esercita più presso i locali della Pubblica assistenza di Campi Bisenzio il medico condannato in cassazione a dieci mesi di reclusione per una visita ginecologica inopportuna. Il caso negli ultimi giorni aveva suscitato lo sdegno di tante donne quando si era diffusa la notizia che il medico pratese in questione, Ezio Truppa, visitava ancora alla Pubblica assistenza. A chiarire la questione è stato il presidente dell’associazione di volontariato Settimo Lipani.

«Il medico non esercita più alla Pubblica assistenza – ha affermato – aveva una stanza da noi, presa in società con altri due dottori che si occupavano come lui di medicina sportiva. E’ stato con noi una decina d’anni e non abbiamo mai avuto sentore di nulla, abbiamo scoperto il fatto leggendo i giornali. A quel punto è stato convocato il Consiglio per decidere in merito all’allontanamento del dottore che è stato votato a maggioranza. Non abbiamo reso nota la notizia fino a questo momento per non suscitare reazioni scomposte, ma abbiamo convocato tutti e tre i medici e abbiamo comunicato loro la decisione che avevamo preso, cioè che non volevamo più che il dottore esercitasse nei nostri locali e che volevamo dargli una disdetta immediata. Dalla scorsa settimana il medico non ha più fatto visite nei nostri ambulatori e non prendiamo più appuntamenti per lui».

I fatti accaduti a Bagno a Ripoli

I fatti, avvenuti in un ambulatorio di Bagno a Ripoli, risalgono al 2010 e la sentenza di condanna definitiva è del marzo scorso. La presenza del medico aveva suscitato preoccupazione a Campi Bisenzio al punto che è era già stata preparata una petizione per mandare via il medico dalla Pubblica assistenza. Una donna ha voluto esprimere il suo sdegno per la vicenda scrivendo una lettera al giornale.

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La lettera

«Vi scrivo perché come donna, mi sento offesa e indignata dal silenzio che ruota intorno ad una vicenda aberrante e inquietante che vede protagonisti un medico dello sport condannato per violenza e una pubblica assistenza lo continua ad ospitare nell’esercizio delle sue funzioni.
Una vicenda ancora più sconcertante, se si considerano i continui fatti di cronaca nera che stravolgono la vita di moltissime donne. Ecco, il silenzio, rappresenta il terreno fertile su cui matura la violenza sulle donne e mentre in America la denuncia e il tam tam sui social è stato ripreso dai principali media facendo crollare un sistema di potere maschilista infernale, in Italia e nella Piana, si continua a far finta di nulla. Per questo spero che ci sia spazio, sul vostro giornale, per dare risalto a quello che in questi giorni ho letto e sottoscritto in rete, con la speranza, che vengano presi immediati i dovuti provvedimenti. Provvedimenti che sono stati presi dalla dirigenza della Pubblica assistenza.
Peri giudici, l’imputato ha agito con abuso di autorità. Infatti la vittima era in una condizione di soggezione per inesperienza e per timore di non avere il certificato che fra l’altro aveva già rilasciato. L’abuso di autorità, ricorda il verdetto, insieme alla violenza e alla minaccia, ricomprende “qualsiasi forma di “supremazia”, sia essa pubblica o privata, di cui chi agisce abusi per costringere il soggetto passivo a compiere o a subire atti sessuali».

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