C’eravamo anche noi domenica scorsa nel Parco della Piana. No, non c’erano manifestazioni contro l’aeroporto o altri eventi organizzati. C’era molto di più: l’arrivo dei fenicotteri rosa.

Aspettando i fenicotteri rosa

Il tam tam del passaparola e dei social era già partito da qualche giorno: sono tornati i fenicotteri rosa al Lago dell’aeroporto, sono tanti, sono uno spettacolo. Così ci siamo decisi ad andare a riscoprirlo questo Parco della Piana di cui tanto si parla, facendoci guidare da un amico esperto (grazie Renato Cerretelli) munito di una gran macchina fotografica, curiosi di capire come viene vissuto dalla gente il Parco su cui pende la spada di Damocle della nuova pista aeroportuale che di fatto lo cancellerebbe.

Prima tappa il laghetto dei Cavalieri d’Italia

Prima tappa il laghetto dei Cavalieri d’Italia. Loro, i Cavalieri d’Italia, per adesso non ci sono: arriveranno poi e si tratterranno a lungo, del resto sono quasi il simbolo di questi luoghi. Nel frattempo però c’è molto altro: dai capanni di avvistamento ci godiamo lo spettacolo di anatre e germani che se ne stanno tranquilli nell’acqua a godersi l’inaspettato tepore di un primo pomeriggio di gennaio particolarmente mite. Poi d’improvviso, ecco che la scena si anima e vediamo planare maestosamente sul lago uno splendido airone bianco.

“E’ lo stesso che viene spesso sotto il ponte del Bisenzio a Campi”

scommettono alcuni appassionati accanto a noi,

“No, è un altro, ce ne sono tantissimi”

replica qualcuno evidentemente più esperto degli altri. Lui, l’airone, se ne infischia delle nostre chiacchiere e inizia la propria personalissima passerella sotto gli obbiettivi dei tanti fotografi appostati nei capanni. Sì perché di gente appassionata ce n’è davvero tanta: tutti muniti di macchine fotografiche con teleobiettivi spaventosi, tutti vestiti con pantaloni e giacche mimetiche. Tutti lì, in religioso silenzio ad aspettare il momento buono per uno scatto. Perfino gli smartphone sono tutti silenziati: sembra di essere in un altro mondo. La nostra guida ci dice che è il momento di andare, ci attende la seconda tappa alla Querciola, il laghetto più attrezzato, con capanni di avvistamento anche per i passeri. Alla Querciola c’è parecchia gente ma non confusione perché anche qui tutti parlano sottovoce e se ne stanno lì con i loro teleobiettivi a carpire immagini sorprendenti.

Un paradiso nel cuore della Piana

Siamo nel cuore della grande Piana dell’Osmannoro: a fare da sottofondo c’è il ronzio sordo dell’autostrada che corre a poche centinaia di metri da lì sovrastato di quando in quando dal rumore degli aerei che atterranno e decollano a Peretola.

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Eppure anche il laghetto della Querciola sembra protetto da una campana di vetro: anche qui aironi impettiti si offrono ai fotografi e qualcuno ci racconta che se fossimo venuti ieri ci saremmo imbattuti in uno splendido gruppo di gru, con le loro piume grigio – nere e le inconfondibili zampe lunghe. Sì, proprio le gru come quelle di Chichibìo nelle novelle del Boccaccio: comunque sia ci possiamo accontentare, non ci sono le gru ma vediamo aironi, pavoncelle, porciglioni, oche, mestoloni e chi più ne ha più ne metta.

Il momento più atteso

Un paradiso per chi ama la natura. Il momento più emozionante però deve ancora venire. Rimontiamo in macchina e puntiamo dritti verso il Lago dell’Aeroporto dove ad aspettarci ci sono loro, i fenicotteri rosa: abbiamo organizzato tutto per essere lì verso l’ora del tramonto, la più bella e suggestiva. Infatti arriviamo con il sole che cala e ci incamminiamo per un lungo viottolo che porta al capanno di avvistamento: anche qui tanta bella gente.
Giovani, coppie con bambini, anziani con il cane. Tutti lì per godersi uno spettacolo unico.  E lo spettacolo c’è davvero: quando arriviamo i fenicotteri rosa sono lì a decine, praticamente a due passi dall’aeroporto; anche loro protetti da un’invisibile campana di vetro che evidentemente li segue durante le loro lunghe migrazioni. Staranno qui un mese, poi ripartiranno qualcuno dice per la Spagna, qualcun altro per la Camargue in Francia. Quel che è certo è che adesso sono qui, splendidi, con i colli lunghi ed eleganti, le zampe rosa, le ali bordate di nero.

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