Originaria di Teheran è uno dei medici d’emergenza più noti di Campi

Azad, la dottoressa del 118 che salva vite umane sfidando il tempo

Il suo lavoro è quello di salvare vite umane, sfidando il tempo e mettendo in campo tutta la professionalità, l’umanità e la freddezza necessaria, acquisita in quasi 30 anni di emergenze.
La dottoressa Nekou Nazar Azad-s, 58 anni, originaria di Teheran è uno dei medici d’emergenza più noti di Campi. Ama il suo lavoro e, ad oggi, è riuscita a salvare molte vite. Casi gravi che, grazie a un primo intervento eseguito con tempestività e professionalità, ha permesso spesso ai medici dell’ospedale di intervenire con successo in sala operatoria.
La dottoressa Azad, come la chiamano a Campi, vive a Firenze ma ha chiesto di poter operare a Campi dove, ormai da anni, si trova benissimo con tutti.
«Sono fissa a Campi dal 1998 – ha spiegato – Abito a Firenze ma a Campi mi sono sempre trovata bene. Sono nata e cresciuta a Teheran dove ho studiato fino alle superiori, poi, sono venuta in Italia per raggiungere mio marito che dall’Iran si era trasferito nel 1975 a Firenze per studiare architettura. Mi sono iscritta a medicina e, una volta laureata, ho cominciato subito con le emergenze e mi è piaciuto. All’inizio ho girato molto fra i comuni delle provincia fiorentina: Vaglia, Montelupo Fiorentino, Marradi, Greve in Chianti. Dal 1998 sono fissa a Campi dove lavoro con la Pubblica assistenza e con la Misericordia e dove dire ci sono dei volontari stupendi».

Dottoressa la sua è una professione impegnativa soprattutto per una donna. Oltre ai turni, un medico d’emergenza si trova ad affrontare situazioni particolarmente difficili che possono cambiare la vita a molte persone. Riesce a conciliare tutto questo con la famiglia?
«Se sono riuscita a portare avanti la mia professione lo devo soprattutto alla mia famiglia, mio marito e i miei due figli che, in tutti questi anni, mi hanno sempre supportato. A loro devo veramente tanto. Ho due figli, uno di 24 anni e il minore di 21 ai quali sono molto legata e con i quali ho un bel rapporto. Vivo per loro e quando mi trovo a soccorrere giovani coinvolti in incidenti m’immedesimo spesso nelle loro mamme e li tratto come se fossero i miei figli perché sono anche mamma e capisco cosa si prova. Una volto ho soccorso un ragazzino che, mentre era in sella al suo scooter, si era scontrato frontalmente con un Suv. Ho fatto quello che dovevo fare da medico ma nello stesso tempo ho cercato di tranquillizzarlo e quando è arrivata sua mamma mi ha detto che lo avevo trattato come un’altra mamma. Queste cose, per me, sono impagabili perché il rapporto che si riesce a instaurare con le persone in momenti così brevi e difficili è importante».

E’ stato complicato per lei integrarsi nel nostro Paese?
«Sinceramente no. Non ho trovato difficoltà ma ho studiato e ho lavorato. La mia famiglia d’origine mi ha dato la possibilità di studiare come alle mie tre sorelle che sono tutte laureate. Non provengo da una famiglia di medici a parte mia zia che era ginecologa e che mi affascinava molto vederla lavorare in ospedale. Per il resto ho fatto tutto da sola e non devo ringraziare nessuno. Oggi vedo molti stranieri anche a Firenze che non si danno molto da fare e questo mi fa male. E’ brutto vederli senza fare niente. Io e mio e marito abbiamo lavorato molto. In fondo, sono una straniera che è venuta in Italia a salvare gli italiani perché questa è la priorità del mio lavoro. Io voglio ringraziare tutti gli italiani che mi hanno dato tanto e anche i campigiani ai quali sono legatissima».

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Durante i suoi interventi le è mai capitato d’ incontrare persone prevenute perché straniera?
«No, forse soltanto una volta, durante un intervento in una frazione di Calenzano. Era notte, un uomo di 38 anni si era sentito male e quando siamo arrivati le sue condizioni erano già molto gravi. Abbiamo cercato di rianimarlo ma non c’è stato niente da fare. Allora ho cominciato a fare domande alla moglie e alla sorella per cercare di capire. Chiedevo se l’uomo faceva uso di droghe o altro ma soprattutto la sorella mi rispondeva che suo fratello era una persona per bene e che io non stavo facendo il mio lavoro. Ha chiamato il 118 per lamentarsi e io ho spiegato quello che avevo fatto. I familiari dell’uomo mi hanno trattato male e sinceramente mi è dispiaciuto. Sono andata via e ho detto che se volevano capire i motivi della morte dovevano fare un’autopsia.
Dopo circa due mesi ho ricevuto da questa famiglia una lettera di scuse e di ringraziamento e questo mi ha fatto molto piacere. Si è trattato di un caso isolato perché posso affermare che il 99% delle persone mi tratta bene».

Quali sono gli interventi più frequenti nella emergenze?
«Capita di tutto specialmente durante il turno di notte: bambini in apnea, crisi febbrili, incidenti, infarti, pazienti con problemi psichiatrici. Ci troviamo di fronte a casi diversi che vanno affrontati con prontezza e determinazione. Spesso la tempestività è decisiva per salvare una vita. E’ ovvio che si affrontano situazioni difficili perché sia le persone coinvolte, sia i familiari si trovano a vivere un evento improvviso che può mettere a repentaglio la vita di una persona cara e questo crea tensione e paura. Io sono contenta quando posso salvare una vita o essere utile».
Lei ha salvato anche Francesco Collini, il ragazzo di Campi vittima di una sparatoria al circolo Il Racchio
«Sì mi ricordo bene di questo ragazzo, alto e atletico. Quando mi avvicinai mi resi conto degli spari alla testa e sinceramente credevo che non ce la facesse. Io, come sempre, ho fatto il possibile per farlo arrivare vivo all’ospedale. Prima di tutto devo salvare».

Oltre a medico d’emergenza lei è anche specialista in agopuntura.

«Sì ho la specializzazione in anatomia patologica e a 50 anni ho preso anche quella in agopuntura. Mi sono avvicinata a questa disciplina per dei problemi che avevo avuto e che ho curato proprio con l’agopuntura. Anche su consiglio del medico che mi aveva curato ho deciso di prendere questa specializzazione verso la quale mi sentivo portata. Oggi ho molti pazienti e tante soddisfazioni e sono contenta di avere intrapreso anche questa strada. L’agopuntura è molto efficace per curare alcune patologie come i dolori reumatici o i mal di testa».
Dottoressa lei ha ricevuto e continua a ricevere molte lettere di ringraziamento da parte delle persone che ha salvato e questa è una bella soddisfazione…
«Certamente, le conservo tutte e le rileggo con piacere. Sono soddisfazioni che fanno parte del mio lavoro».