La Giunta regionale deve decidere se iniziare la stagione o tutelare la fauna selvatica

La preapertura è sempre stata concessa dalla Regione Toscana

Anche quest’anno siamo arrivati alle porte della nuova stagione venatoria e, come ogni fine agosto, siamo
in attesa delle decisioni della Giunta Regionale sull’apertura anticipata della caccia ai primi di
settembre, la cosiddetta ‘preapertura’, che, in deroga al normale inizio della stagione venatoria alla terza
domenica di settembre, consente ai cacciatori di iniziare la caccia su alcune specie già ai primi di settembre.
Nonostante le richieste del mondo ambientalista e i pronunciamenti del mondo scientifico, negli ultimi anni la
Regione Toscana ha sempre concesso la preapertura, in genere con un provvedimento normativo varato in
extremis, negli ultimi giorni di agosto, con un ritardo che con ogni verosimiglianza non è un caso ma una
precisa strategia, volta a non dare il tempo alle Associazioni ambientaliste di presentare un ricorso al TAR per
fermare un tipo di caccia estremamente dannoso.
Oggi è in agenda la riunione della Giunta di fine agosto, dove sarà discussa, come ormai ‘tradizione’ la
preapertura della caccia.

La richiesta del Wwf

Di fronte a questo il WWF chiede pubblicamente alla Giunta Regionale di operare una svolta rispetto
alle politiche degli anni scorsi e di non concedere l’apertura anticipata della caccia.
L’apertura anticipata è una pratica del tutto illogica, dannosa, criticata da anni dal mondo scientifico. Il
suo particolare impatto, sulle specie oggetto di prelievo e anche sulle altre (che ne saranno indirettamente o
direttamente colpite) è dovuto a numerosi motivi:
si apre la caccia in tarda estate, in un momento particolarmente delicato nel ciclo biologico di molte
specie e quando molti giovani dell’anno non sono ancora maturi;
si caccia in una situazione di fine estate caratterizzata da scarsità di risorse idriche e trofiche e quando
gli uccelli migratori si stanno preparando al grande volo di ritorno al sud, con le conseguenze che ciò
ha sulla fauna;
si comincia a sparare quando sul nostro territorio sono presenti ancora molte specie protette migratrici,
che possono così essere oggetto di sicuro disturbo e di possibile (purtroppo anche in questo caso
pressoché sicuro) anche danno diretto;
in particolare per gli anatidi non sono ancora giunti i contingenti migratori dal nord e quindi il prelievo si
concentra sulle poche coppie nidificanti sul nostro territorio. Inoltre le femmine in buona parte non
hanno ancora completato la muta delle penne e hanno difficoltà di volo.