Un vero e proprio punto di riferimento per generazioni a Sesto Fiorentino. Si fermarono durante la Seconda Guerra mondiale per poi riprendere con la vendita a domicilio.

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Chiostri abbigliamento compie 108

Sfogliando il libro dei negozi storici volume stampato nel 2006 a cura della Camera di Commercio  e che comprendeva, Calenzano, Campi Bisenzio,  Signa e naturalmente Sesto Fiorentino si può chiaramente vedere quanti di questi negozi non ci sono più, alcuni hanno cambiato gestione, ma molti sono proprio scomparsi. Tra i pochissimi rimasti e portati avanti ancora dalla stessa famiglia che li aveva  creati c’è il famoso Chiostri abbigliamento che si trova in piazza Vittorio Veneto dal lontano 1911.

La storia

Negli ultimi anni dell’ottocento Elita Marchionni e il marito Giuseppe Chiostri, che faceva il pittore e dipingeva i meravigliosi soffitti fioriti che si usavano allora, iniziarono a vendere mercerie che portavano nel famoso  fazzolettone o pezzuola che si apriva e si chiudeva sulla mercanzia davanti agli occhi attenti dei clienti. Dei due figli della coppia solo il maschio, Renzo, iniziò fino da bambino ad accompagnare la madre a vendere per le campagne. Anche Renzo, come i genitori ebbe due figli maschio e femmina e ancora una volta fu il maschio, Paolo, a continuare l’opera intrapresa dai nonni. Dopo l’interruzione bellica padre e figlio ripresero con la vendita a domicilio prima con il cavallo  e poi, nel ’48 -’49 col furgoncino fino al 1960 quando si sono trasformati in commercianti  in un punto di vendita fisso in piazza Vittorio Veneto.  Dai Chiostri si comprava biancheria, tessuti e corredi. In seguito Paolo e la moglie Augusta lasciarono le telerie  e le stoffe per dedicarsi completamente all’abbigliamento bimbo, donna, uomo. In seguito decisero di eliminare il settore bambini  scegliendo di portarsi verso una qualità medio – alta per operare una distinzione visto il fiorire di rivendite di questo tipo e con lungimiranza si specializzarono nell’abbigliamento  uomo e donna in età più avanzata che divenne un loro prodotto basico. Ma la specializzazione fu rivolta anche all’abito da cerimonia sia per donna che per uomo e all’abbigliamento classico. Negli anni sono stati introdotti anche gli accessori per fornire un servizio completo.  I due sposi  hanno avuto anche loro due figli, un maschio e una femmina, Lorenzo e Francesca  che sono entrati nell’attività familiare.

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Il negozio oggi

«Cento e otto anni di attività che ogni giorno si fa più difficile da condurre – è quanto ci ha detto Paolo Chiostri  spiegando che è stata creata una piccola azienda  che comprende i figli ma in piccola parte anche i genitori che continuano ad aiutarli e  a sostenerli – Si va avanti affrontando i tempi attuali che sono molto difficili e in particolare anche Sesto Fiorentino sta attraversando un periodo tutt’altro che felice. Secondo me per un serie di cause: la grande distribuzione che è molto diffusa in queste zone, le vendite online che hanno preso sempre più campo e l’amministrazione comunale, e non mi riferisco solo a quella attuale, che non ha curato la parte commerciale del paese. Tanti negozi hanno già chiuso, quelli che hanno più forza  e più tradizione, quelli più radicati nel tessuto cittadino, cercano di andare avanti, noi non si vorrebbe davvero chiudere ma tutti i giorni è più complicato. Avere una rete di negozi attivi nel centro serve a tutti, a tenere viva la città, a dissuadere i malintenzionati: mi capita che i clienti che vengono da fuori mi fanno spesso questa domanda: “Ma che è successo a Sesto? Sembra una città agonizzante”. Noi abbiamo aumentato il nostro impegno, abbiamo un dipendente in più, adesso sono tre Sandro, Francesca e Christian, proprio per offrire un servizio migliore, più accurato».

«Ci sono difficoltà sia per raggiungere il centro, sia di parcheggio – ha aggiunto Francesca, la figlia di Paolo – abbiamo fatto firme, riunioni, ma è come lottare contro un muro di gomma, non ci sono risposte.  A mio parere ci vogliono politiche diverse, bisogna cercare di attirare la gente, creare delle iniziative, far vivere il centro città. Lo so non è facile ma penso che sia l’unico modo per fermare la chiusura dei negozi , comunque  è un problema che viene da lontano».

«Il sabato – ricorda Paolo Chiostri – era una giornata piena, si lavorava per tutta la settimana e adesso non è più così. Dopo anni di trascuratezza è difficile ripartire, si sente dire della riapertura de La Lucciola, ma chissà. Forse bisognerebbe rimettere il parcheggio gratuito e fare in modo che gli affitti dei fondi almeno per un certo periodo diminuissero per invogliare i negozianti  a investire, a provare e invece aumentano solo le tasse. A tutto questo si aggiunge il cambiamento dei costumi, della società… noi si continua a sperare e a lavorare, speriamo che qualcosa cambi, ad oggi mantenersi aperti è già un successo».