Enzo Carini, amministratore della four service, accusato di evasione si difende: «Con quei soldi ho pagato gli stipendi ai dipendenti». Il caso un anno fa sulle pagine di Bisenziosette.

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«Con quei soldi ho pagato gli stipendi ai dipendenti»

E’ stato condannato per aver omesso i versamenti delle tasse della Cooperativa prima e del Consorzio poi di cui era presidente del consiglio di amministrazione per vari anni, ma lui si giustifica «l’ho fatto per poter pagare gli stipendi ai dipendenti».
Il processo a carico di Enzo Gino Carini della Four Service, azienda di facchinaggio, di Calenzano  davanti al giudice Gatto è terminato con la condanna di Carini.
Durante la prima udienza esattamente un anno fa, uscita il 6 giugno 2018 su Bisenziosette,  sono state prima sentite come teste due tecnici delle Agenzie delle Entrate a cui sono stati chiesti chiarimenti in merito ai bilanci e soprattutto ai versamenti che risultavano non pagati dalla Four Service, azienda nata prima come Cooperativa poi chiusa nel 2013 (e di cui Carini a quel punto era diventato liquidatore), per riaprire poi come Consorzio. Secondo l’accusa non sarebbero state pagate per alcuni anni vari tipi di imposte, dalle ritenute ai versamenti dell’Iva di circa due milioni e qualcosa.

«A febbraio e a marzo 2016 il contribuente, appunto Carini, ha portato due versamenti di un totale di circa centodieci mila euro – ha dichiarato al giudice una dei due tecnici dell’Agenzia delle Entrate chiamate a chiarire la situazione contributiva della Four Service – che abbattevano l’imposta dovuta per cui erano stati mandati precedenti avvisi».

Carini si difende

Subito dopo è stato ascoltato lo stesso Carini che ha scelto di rispondere alle domande del Pm davanti al giudice.

«Come amministratore prima della Società cooperativa e in seguito del Consorzio io avevo il mio ufficio amministrativo dove seguivo la situazione. Nell’anno 2011 è successo qualcosa di importante nel nostro mondo lavorativo: aumenti contrattuali che hanno inciso tantissimo nel resoconto economico della società. Questo veniva applicato non solo nei rinnovi contrattuali ma anche in tutti i contratti attivi al 2011. Questo ha messo in ginocchio la società di facchinaggio, l’ha strozzata. E non solo l’aumento contrattuale che io ritengo giusto, ma il problema è che quando sono stati inseriti questi aumenti contrattuali c’erano in essere dei contratti vecchi firmati con i committenti che non hanno adeguato quello che veniva scritto nel Contratto nazionale. Se vedete infatti dal 2011 c’è proprio una crescita esponenziale del costo del lavoro dei dipendenti per l’azienda. La Cooperativa doveva cercare di adeguarsi a queste direttive su costo del lavoro e sicurezza, ma dall’altra parte c’era un committente che riconosceva solo il costo del lavoro che avevamo stabilito in precedenza, nessun incremento corrispondente da questo punto di vista. C’era più perdita che ricavi. E in quel momento ho fatto una scelta preferendo sostenere il costo del personale quindi pagando gli stipendi».

Per il Pm: «Si è finanziato con l’Iva che non versava».
Ed è stato a questo punto che Carini ha spiegato: «Ho pagato i lavoratori in quel momento».
Un’esposizione chiara quella di Carini come ci ha tenuto anche a precisare lo stesso Pm complimentandosi per questo durante l’udienza per le risposte esaurienti che dava alle sue domande.
Grazie al suo avvocato poi Carini ha potuto fare un vero e proprio excursus in quella che è stata la crisi della Cooperativa (che all’epoca aveva al suo interno circa 600 soci lavoratori) che ha poi dovuto chiudere per lasciare il posto al Consorzio.
«Fino al 2010 la situazione del bilancio era molto diversa. E fino ad allora versavamo tranquillamente le tasse dovute. Poi il costo del lavoro e gli adeguamenti sulla sicurezza hanno messo in ginocchio la nostra situazione. Senza parlare poi delle società committenti, alcune delle quali poi a fine lavori non ci hanno mai pagato».
«Ho preferito continuare a pagare gli stipendi dei dipendenti perché comunque c’erano circa 550/600 famiglie che dipendevano da quello stipendio. Senza contare che non pagando il personale sarei andato a finire in una serie di scioperi che poi avrebbero portato dei problemi con i committenti dei lavori», ha continuato a spiegare.
«E’ stato deciso di creare il Consorzio al posto della Cooperativa anche per questo motivo, perché il costo del lavoro e la concorrenza sleale non accettavano più quelle condizioni. I committenti ormai cercavano solo Consorzi che hanno solidità, impostazioni e strutture diverse rispetto alla Cooperativa. Ma per far questo i vecchi soci lavoratori della Cooperativa hanno sì continuato a lavorare per il Consorzio ma indirettamente, perché adesso il Consorzio a solo circa 15 dipendenti diretti».
Una volta chiusa la Cooperativa però risultava non pagare le imposte dal 2011.

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Il Pm incalza

«Ma oggi siamo qui in tribunale – ha ricordato il Pm – per il Consorzio e quindi abbiamo capito la situazione della Cooperativa, ma una volta chiusa con quella e aperto il Consorzio che invece aveva solo quindici dipendenti perché comunque non riusciva a pagare imposte e Iva nonostante fosse abbattuto di molto il costo del lavoratori?».
E è questa la domanda su cui si è basata la pubblica accusa e a cui Carini ha risposto sostanzialmente puntando il dito contro i committenti dei loro lavori: «Molti di loro non pagavano. E per non pagare hanno inventato cause, contenziosi, di ogni genere dicendo che il lavoro non era stato fatto o fatto male. Ma noi quel lavoro lo avevamo fatto, emettevamo una fattura che non veniva poi mai pagata. E di questo si parla di circa il 15% di fatturato che andava soggetto a contenzioso, ma era sempre molto variabile e mai prevedibile».
Subito dopo l’imputato è stato chiamato a testimoniare un ex dipendente della Four Service, sestese ora residente a Calenzano.
«Nel 2001 sono entrato alle dipendenze della Cooperativa Four Service e mi occupavo come parte operativa del magazzino. Sono rimasto lì fino al dicembre del 2012 e in tutti questi anni non ho mai avuto nessun problema sugli stipendi. In quegli anni c’erano delle voci di qualche problema soprattutto con i committenti perché erano aumentati i costi di gestione, ma personalmente non ho mai saputo niente di più anche perché ripeto che sugli stipendi non ci sono mai stati problemi né in alcun modo ritardi».
L’udienza è poi terminata con un consulente della difesa, il commercialista Guarducci di Firenze che ha considerato corretta l’esposizione dei fatti da parte del signor Carini e ha esposto le situazioni contingenti particolari in cui si sono trovati sia la Cooperativa prima che il Consorzio poi.

La sentenza

Una condanna in primo grado di un anno e sei mesi con la condizionale per Enzo Gini Carini, l’imprenditore della Cooperativa Four Service prima e del consorzio Four Service poi, a giudizio per il mancato pagamento delle imposte prima della Cooperativa e poi del Consorzio.

La sentenza è arrivata poi a novembre e Bisenziosette l’ha pubblicata il 16 novembre del 2018.

E gli avvocati di Carini, Vieri Fabiani e Serena Mugnaini, subito dopo la lettura della sentenza, hanno dichiarato: «Aspettiamo le motivazioni ma faremo ricorso in appello per sostenere la causa di forza maggiore».