Lo Streetrock era una sala prove che si trovava a Sesto Fiorentino, dove avevano suonato grandi musicisti. L’hanno scorso l’intervista uscita su BISENZIOSETTE.

Crolla il tetto e finisce il sogno di una famiglia

Lì ha suonato il batterista di Prince, Santana e i Toto. Un vero e proprio tempio della musica che adesso ufficialmente chiude i battenti a Sesto Fiorentino.
E non chiude perché i titolari hanno smesso di credere in questo progetto, perché sono anziani e vanno in pensione o perché non hanno abbastanza richieste per tenere aperto. «Siamo costretti a chiudere perché l’edificio va a pezzi, i proprietari ce lo hanno lasciato in condizioni disastrose ed è crollato il tetto. Abbiamo più di duecento mila euro di danni e non possiamo più garantire l’apertura di questo posto», ha spiegato Renato che insieme alla moglie dal 2014 aveva aperto la Streetrock Studio Sala Prove.

Non un lavoro ma un sogno

Questo per loro non era solo un lavoro, ma un vero e proprio sogno che si realizzava, qualcosa in cui avevano deciso di investire tutta la loro vita, i loro sacrifici, per lasciare poi un futuro ai loro figli.
Renato ha 38 anni e suona dal 1995. La musica è sempre stata la sua passione.
Poi alcuni anni fa l’Europa aprì un bando per start up in questo settore e furono loro gli unici a vincere questo bando e a ottenere i fondi per aprire la scuola di musica e sala prove nel centro di Sesto.

L’occasione

Una vera e propria occasione per loro che subito si organizzarono e presero in affitto il fondo.

«Purtroppo però lì dentro c’erano tanti lavori da fare. Ci abbiamo investito tutti i soldi che ci sono arrivati da questo bando, ma in realtà è sempre un mutuo sulla nostra testa. Di affitto ci chiedevano tremila euro tutti i mesi. Poi prima di aprire abbiamo ovviamente dovuto fare i lavori per rendere l’edificio un vero e proprio studio con sala prove. Quando abbiamo aperto era maggio 2014. Eravamo felicissimi. Però già da subito c’erano dei problemi. Era estate, faceva caldo e fin da subito i condizionatori non funzionavano. Quell’estate mi dovetti sfinire a portare acqua a tutti i clienti. Poi le finestre rotte e infine il tetto. Una situazione sempre più devastante. Quando si ruppe il tetto abbiamo cercato di fare di tutto per sistemare la situazione. Però purtroppo un anno e mezzo fa abbiamo dovuto chiudere l’edificio. Eppure le persone continuavano a chiamarci».

Quel posto era diventato un vero e proprio punto di riferimento per molti, anche grandi nome della musica mondiale.

«Volevamo riaprire a tutti i costi. Ci abbiamo creduto, ci abbiamo sperato. Abbiamo dato tutto a livello familiare per poter riaprire. Eppure poi cos’è successo? I titolari ci hanno dato lo sfratto perché per loro non pagavamo gli affitti. Eppure a loro erano stati versati 26mila euro in sei mesi. C’erano i bonifici e tutte le carte in regola. Tanto che la giudice stessa ha respinto la loro richiesta e ci ha mandati da un mediatore mutando la causa dallo sfratto alla richiesta danni. Ci chiedono 110mila euro di affitto arretrato perché per loro in questo anno e mezzo che siamo dovuti stare chiusi a causa del crollo del tetto dovevamo comunque pagarli. Ci hanno rovinato e speriamo solo che almeno questo il tribunale lo riconosca».

La causa che va avanti da tempo

Una causa che ormai va avanti da qualche tempo. In tutto sono ben 14 i testi a favore dello Streetrock, tra band e musicisti singoli che hanno dato la loro testimonianza a favore di Renato e della sua gestione. Adesso dovrà essere sentito l’ultimo teste e il perito per chiudere questa faccenda.
Ma ormai il bandone dello Streetrock è già chiuso e il sogno di una famiglia che aveva investito tutto in questa scuola di musica e sala prove è crollato insieme a quel tetto. Renato non sa cosa ne sarà dle loro futuro, se mai riuscirà a riaprire un posto del genere.
Lo Streetrock per adesso rimane comunque un service attraverso il quale si possono affittare tutte le attrezzature necessarie per suonare, ma certo non è più il punto di riferimento per grandi e piccoli musicisti di tutto il mondo come è stato fino a un paio di anni fa.

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