Da insegnante di danza a sposa di Gesù: il coronamento di un percorso portato avanti negli anni, un momento a lungo atteso e condiviso con gioia con tutta la famiglia e gli amici, per Lucia Poggiali la Consacrazione a Gesù Cristo secondo il rito nuziale dell’Ordo virginum è stata davvero tutto questo e molto di più.

“E’ stato bellissimo, un momento emozionante per tutti, non solo per me e sono stata felicissima di viverlo nella mia vecchia parrocchia a San Cresci, dove sono nata e cresciuta e dove ho mosso i primi passi del mio cammino spirituale”.

Con queste parole traboccanti ancora di gioia ed emozione Lucia Poggiali, insegnante di danza di 48 anni, ha raccontato la cerimonia avvenuta sabato nella parrocchia di San Cresci a Campi Bisenzio e celebrata dall’arcivescovo di Firenze, il cardinale Giuseppe Betori.

“Questo percorso ha radici lontane. Sono una normalissima cattolica praticante. Alcuni anni fa ho sentito che quel Gesù che ho sempre pregato per me era una presenza viva, qualcosa che sentivo nel mio cuore, una presenza che mi ha accompagnato sempre e che che si è fatta più spazio. Ho sempre fatto una vita normale, ho il mio lavoro, ho avuto le mie relazioni amorose ma nessuno era mai abbastanza. Ne ho parlato sia col mio padre spirituale, don Sergio Guidotti, sia con la “mia” suora, suor Lorella, che in questi anni mi ha accompagnato nelle settimane di preghiera a Taizé. Quando mi sono resa conto che per me non era possibile avere un marito mi sono chiesta se per me non si prospettasse una vita diversa, entrando in un ordine religioso. Questo però avrebbe voluto dire mettere da parte la mia vocazione professionale come insegnante di danza classica”.

Per Lucia infatti il rapporto col suo lavoro e con le allieve è importantissimo

“Nella nostra scuola il motto è “danza e unità”, la danza è un mezzo, non un fine. E’ una passione che ci accomuna e che portiamo avanti seguendo i valori dell’unità. Dopo aver insegnato alla scuola materna ho deciso di seguire questa mia passione, e quando ho messo su questa scuola, l’associazione sportiva Stella danzante, ho detto a Gesù che quella non era solo la mia scuola ma la sua. Le allieve vanno dai tre ai 20 anni e si aiutano sempre tra di loro. Quando le vedo penso all’amore di Gesù che si propaga attraverso i passi di danza. Tra me e le mie allieve c’è un rapporto quasi familiare, le considero le mie “figlie ballerine”. Entrare in convento avrebbe implicato lasciarle. Ne ho parlato con la mia suora, lei non mi ha mai detto cosa fare ma con grande delicatezza mi ha fatto riflettere, chiedendomi chi avrebbe portato avanti la testimonianza nel mondo della danza come sto facendo. Io però sentivo che mi mancava qualcosa, mancava quel sì per tutta la vita che sentivo di dover dire.

Lucia Poggiali durante il rito

Insomma nella mia vita non c’era spazio per un marito ma non potevo entrare in convento. La mia suora allora, molto timidamente, mi disse che c’erano altre forme di vita consacrata, così sono andata a cercare e ho scoperto questa forma di consacrazione e mi sono resa conto che era proprio la vita che già stavo facendo senza neanche rendermene conto. Posso essere sposa di Gesù per tutta la vita continuando a vivere nella mia casa e svolgendo il mio lavoro. Così siamo arrivati alla bella giornata di sabato con la consacrazione presieduta dal cardinal Betori. Visto che il luogo per la consacrazione può essere scelto dalla consacranda ho chiesto di poterla fare a San Cresci perché è lì che ho vissuto i momenti più belli dell’adolescenza: i campi dell’azione cattolica, la Messa delle 11 insieme ai miei amici e poi le chiacchierate davanti al pozzo; fin da ragazzina ho sempre detto che se mi fossi sposata lo avrei fatto lì. Ho chiesto a don Michele se fosse possibile e lui è stato meraviglioso. Mi sono sentita a casa perché c’erano con me le altre sorelle consacrate venute a darmi il benvenuto, la mia famiglia, gli amici, le mie figlie ballerine, c’era tutto San Cresci, le persone con cui sono cresciuta, e poi il coro guidato da Vincenzo, Gloria ed Edward che hanno preparato i cori che a me piacciono di più. Se penso a quella giornata sento il cuore che mi trabocca di gioia”.

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