David Santetti, dopo il rinvio a giudizio, parla dell’inchiesta sull’accoglienza ai migranti

 

«Siamo sereni, ben venga il processo, così potremo finalmente chiarire ogni aspetto. In questi mesi abbiamo sentito intorno a noi una grande solidarietà e se con la macchina del tempo fosse possibile tornare indietro nel 2014, rifaremo l’identica stessa scelta di dedicarci all’accoglienza dei migranti». Si è espresso così David Santetti, uno degli otto rinviati a giudizio per la presunta frode nell’accoglienza migranti, l’inchiesta che negli ultimi anni ha gettato molte ombre sul mondo sociale fiorentino. Quando gli abbiamo chiesto come abbia vissuto tutti questi anni dopo il periodo passato agli arresti domiciliari insieme al padre Ottorino, Santetti ha guardato in alto ed è rimasto per lunghi secondi in silenzio, poi ha affermato: «Ancora oggi non riusciamo a spiegarci come questo attacco sia stato possibile ma stiamo vivendo tutto con tranquillità. A differenza di quanto avvenuto a Vicofaro o a Riace, dove l’attività di accoglienza è stata bruscamente interrotta in seguito alle inchieste, a Lastra a Signa le nostre strutture hanno sempre continuato ad ospitare migranti».

Dopo la bufera mediatica Santetti desidera fare ordine

«La nostra azienda familiare che si occupa di turismo – ha precisato – ha fatto la scelta di aderire ad un progetto economico che ha l’obiettivo di dedicare un terzo delle attività al sociale. Così nel 2014 abbiamo dedicato, un terzo delle nostre strutture all’accoglienza, percependo per questo il solo rimborso spese, fornendo struttura, utenze (luce, acqua, gas, spese condominiali) e biancheria. Tutti gli altri servizi come cibo, schede telefoniche o pocket-money non sono mai stati di nostra competenza. Mi preme precisare che ogni camera è sempre stata fornita di bagno privato diversamente da quanto contestatoci che i bagni fossero insufficienti. Le nostre strutture, peraltro, sono state oggetto di preventiva analisi da parte del Viceprefetto e di periodici sopralluoghi da parte della Prefettura di Firenze e del Ministero degli Interni, che le ha sempre ritenute idonee all’ospitalità offerta relativamente ai parametri dettati dai vari bandi succedutisi. L’ultima verifica è avvenuta il 14 marzo scorso e anch’essa ha avuto esito positivo». «Per questo motivo – ha aggiunto ancora Santetti – le nostre strutture non hanno mai smesso di ospitare i richiedenti asilo, ed anzi la Prefettura di Firenze sta continuando, tramite la Cooperativa assegnataria attuale, a fare ulteriori inserimenti: gli ultimi cinque ospiti sono arrivati venerdì 15 marzo. L’inchiesta è stata strumentalizzata politicamente – ha continuato – ma l’accoglienza diffusa offerta a Lastra a Signa, è stata presa come esempio di integrazione a livello nazionale, con la fattiva collaborazione delle associazioni locali che hanno nel tempo accolto come volontari gli ospiti richiedenti asilo. Tanti ragazzi sono stati assunti: tre a tempo pieno e indeterminato da noi, uno all’Usl ed altri in aziende del Comune o limitrofi, tra questi Diallo, apprendista assunto in una carrozzeria del paese, che debutterà come professionista nella boxe ad aprile prossimo come voi di Bisenziosette avete raccontato in anteprima nelle scorse settimane. Diallo al suo arrivo aveva espresso il desiderio, come tanti, di fare calcio, ma mio padre, ex-pugile degli anni 50, gli disse che aveva tutte le caratteristiche per diventare un grande pugile. Per di più – ha raccontato ancora – Lastra a Signa ha sempre avuto una tradizione di accoglienza e di integrazione: è nel suo Dna, già a partire dagli anni sessanta con il quartiere di Corea, e tutti i suoi abitanti sono consci che lo scambio di esperienze culturali tra varie etnie sia prima di tutto crescita. Inaspettatamente nel marzo 2017 abbiamo ricevuto anche il premio “Città per la fratellanza universale”. Ma integrazione non è solo questo – ha continuato Santetti – abbiamo ricevuto le visite di alcune scolaresche, di gruppi scout e parrocchiali. E’ bellissimo come in queste occasioni, gli onori di casa siano fatti dai nostri amici ospiti, che fanno visitare le camere o offrono da mangiare. Una vera casa perché è questo l’obiettivo: far sì che persone prese dalla disperazione di un viaggio, del quale la traversata ha rappresentato solo l’epilogo, si sentano in una vera famiglia, in cui tutti siamo uguali. Intorno a noi abbiamo sentito grande solidarietà da parte della maggioranza della cittadinanza, anche se, ma questo è inevitabile, ci sono state anche piccole sacche di contrari». Santetti ha quindi aggiunto ancora: «L’affetto della gente insieme alla fede, ci hanno dato e continuano a darci la forza per affrontare tutta l’inchiesta con quella serenità che, solo chi non ha nulla da nascondere come noi, può davvero provare».

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L’avvocato Stefano Cipriani

Pronto a affrontare il processo, la cui prima udienza si terrà il 7 giugno prossimo, anche l’avvocato Stefano Cipriani che contattato da noi ha ritenuto opportuno sottolineare due aspetti principali: «L’intera vicenda va contestualizzata nel momento storico nel quale si è verificata e l’inadeguatezza della strutture pare contraddetta dal fatto che la Prefettura stia attualmente continuando a utilizzarle per ospitare i migranti. Nel 2014 – ha aggiunto il legale – le nostre città hanno vissuto momenti di forte emergenza con un continuo irrefrenabile arrivo di persone bisognose di aiuto ed assistenza. Gli appelli della prefettura di compiere sforzi ulteriori erano quotidiani ed erano rivolti non solo ai proprietari di strutture ma anche a chi deteneva capannoni o fosse proprietario di terreni dove realizzare tendopoli provvisorie. Ricostruito tale contesto, ricorderemo la circolare regionale che prevedeva di considerare le disposizione impartite per gli ostelli, e non quelle per l’edilizia residenziale, per calcolare il numero di persone da poter ospitare in funzione della dimensione degli alloggi. Infine rileveremo come sia difficile sostenere che le strutture fossero inadeguate visto che le stesse sono ancora oggi impegnate per l’accoglienza migranti». A questo punto non resta che attendere il processo. Solo così potremo davvero scacciare ogni ombra e fare piena luce su ogni contestazione rivolta alla famiglia Santetti e alle cooperative sociali che si occupavano dell’accoglienza dei migranti ospitati a Lastra a Signa durante la situazione di straordinaria emergenza del 2014.