Il dottor Gianfranco Montesi, da Campi Bisenzio alla direzione della cardiochirurgia delle Scotte di Siena, una nomina importante per il medico che ha collaborato anche con la Misericordia.

L’intervista al medico era stata pubblicata sul numero di Bisenziosette del 12 ottobre

Il dottor Montesi, da Campi alla direzione della cardiochirurgia delle Scotte di Siena

Vive a Campi il nuovo direttore della Cardiochirurgia del policlinico Santa Maria alle Scotte di Siena. Un ruolo importante per il dottor Gianfranco Montesi, 62 anni, che ha assunto questo nuovo incarico a luglio.

«Non sono toscano, anche se ormai vivo qui da più di 30 anni – ha raccontato – Sono originario della provincia d Pesaro. Ho iniziato gli studi ad Ancona, poi mi sono laureato a Bologna e specializzato in chirurgia toracica a Trieste e in cardiochirurgia a Verona. Sono rimasto in pianta stabile all’ospedale di Careggi e ho fatto alcuni stage all’estero, in Belgio e in Francia. Sono arrivato a Campi nel 1985, ho iniziato a collaborare con la Misericordia come medico sulle ambulanze ed è qui che ho conosciuto mia moglie».

Com’è iniziata questa nuova esperienza a Siena?

«Ho partecipato al concorso un anno fa, ha pensato di provare a mettermi in gioco. Sono arrivato a Siena da circa tre mesi con questo incarico importante, la direzione della cardiochirurgia, e ho trovato tanta competenza e professionalità. Esperti in campi che io conoscevo meno come il trapianto del cuore. Spero di riuscire a creare una squadra che possa lavorare bene insieme. Come ho detto quando mi sono presentato il mio ruolo è come quello di un direttore d’orchestra che deve dirigere dei bravissimi professionisti e far sì che tutti suonino insieme per realizzare un’unica sinfonia. Ho trovato una sistemazione lì dove rimango fino al venerdì per essere presente h24 per pazienti e colleghi, Siena è una città molto bella, Torno qui a Campi il fine settimana dove ci sono la mia famiglia, mia madre e mio fratello e ho mantenuto l’ambulatorio a Prato».

Cosa consiglierebbe a un giovane che volesse intraprendere questa professione? 

«Proprio qualche giorno fa sono venute da me la figlia e la nipote di una paziente che era stata operata. La ragazza adesso frequenta il liceo classico ed è innamorata della cardiochirurgia, le ho detto che è importante prepararsi bene ed avere tanta pazienza e dedizione. Questa è una scelta che limita molto la vita privata. E’ una professione difficile, che dà grandi soddisfazioni ma ci vuole anche tanta competenza».

A Campi come è stata presa la notizia del suo nuovo incarico?

«I pazienti mi hanno fatto una grande festa, credo ne siano contenti, c’è un bel rapporto e credo che anche i cittadini di Campi siano contenti».

Quando i pazienti si rivolgono a lei sono preoccupati?

«I pazienti arrivano con tante paure ed è importante capirli e metterli a proprio agio per conquistare la loro fiducia. Devono affrontare spesso interventi importanti ed è necessario prendersi il tempo per parlare con loro».

Ci sono altri impegni a cui pensa di dedicarsi nel prossimo futuro? 

«Adesso mi dedico a questo nuovo incarico. E’ un impegno non facile perché oltre a quello in sala operatoria c’è da seguire la parte dell’organizzazione e i rapporti con le direzioni dei vari ospedali del territorio. Bisogna lavorare in squadra, oggi intorno a un paziente che ha problemi cardiologici girano molti professionisti diversi».

C’è un caso che ricorda in maniera particolare? 

«Penso che i casi che mi rimangono più impressi siano quelli di trapianto di cuore. Trovarsi ad andare in un’altra città a prendere il cuore di un paziente, che spesso ha subito un incidente e dall’altra parte avere una persona che aspettava da tempo di avere questa notizia e per il quale questo è un bel momento atteso a lungo».

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