L’attività è stata aperta negli anni Settanta da Silverio Monaco che si è trasferito ad Agliana dall’Abruzzo aprendo una piccola bottega di sartoria con la moglie Rosa.

Ecco qual è la sartoria che veste i grandi teatri italiani

Al civico 4 di via Carlo Rosselli ad Agliana ci apre la sua porta la Sartoria Monaco, attività che nasce negli anni ’70 da un progetto di Silverio Monaco, trasferitosi qua da un piccolo paese dell’Abruzzo, il quale decide di aprire la sua piccola bottega di sarto con il prezioso aiuto e sostegno della moglie Rosa.
In origine l’attenzione si concentra sulla realizzazione di abiti su misura da uomo ma con il passare degli anni ed il susseguirsi della crisi legata all’avvento dell’industria e del pronto moda, il lavoro del sarto va piano piano scomparendo. La passione per la storia e l’arte hanno portato Silverio a evolvere il suo lavoro e a prendere i primi contatti con piccole compagnie locali. Con gli anni i contatti sono diventati sempre più importanti fino a lavorare, con grandissima soddisfazione, con teatri nazionali (come il Teatro Regio di Parma) ed internazionali. La crisi dei finanziamenti nell’ambito culturale ha fatto in modo che l’ attività si aprisse ad una nuova esperienza: la rievocazione storica e la riproduzione di abiti filologici di ogni epoca. Possiamo ammirare le creazioni della sartoria Monaco nei corteggi di grandi manifestazione come il Palio di Siena grazie anche ad un grandissimo collega e collaboratore, Giorgio Tani scomparso anni fa.
Grazie al suo contatto sono stati realizzati costumi per due magnifiche navi di Costa Crociere: cinque abiti dedicati alla commedia dell’arte realizzati con materiali preziosi e ricami unici.  Oggi vengono realizzati abiti su misura da uomo con riferimento a una clientela giovane e dinamica che ama il capo unico e particolare.  Non vengono tralasciate le commissioni per le rievocazioni storiche fra cui possiamo annotare quelle per il calcio storico fiorentino e il Rione San Francesco di Pescia.

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Oggi i figli di Silverio Monaco si occupano di insegnare questo nobile mestiere: Claudio è docente al Polimoda di Firenze ed Elisa alla Laba sempre a Firenze.

«Noi consigliamo sempre un percorso universitario legato al campo della moda – ha raccontato Elisa Monaco – magari parallelo ad ore di stage in un’azienda o in una sartoria. Sui mestieri artigianali c’è un gran parlare, soprattutto per il recupero ma in realtà non ci sono aiuti concreti per questo tipo di lavoro o perlomeno la possibilità di tramandare il nostro mestiere senza dover necessariamente assumere un ragazzo che dal punto di vista economico per una realtà come la nostra è davvero eccessivamente oneroso. Dovremmo tornate a parlare di ragazzi in Bottega, percorsi in laboratorio paralleli ai percorsi di studio. Oggi noi lavoriamo veramente per passione, le nostre ore di lavoro non potrebbero essere remunerate. Il cinema richiede numeri diversi e noi non riusciamo a sostenere grandi produzioni. Con il teatro sono ormai diversi anni che non produciamo più niente».

I clienti della sartoria, contro ogni previsione, sono giovani dandy che amano il capo unico e originale che non riescono a trovare nella grande distribuzione. C’è l’esigenza, sempre più forte, di volersi finalmente distinguer anche attraverso l’abbigliamento e da qui la scelta di creare una rete di collaborazioni e di contatti da poter proporre alla clientela, come la promozione di artigiani locali come Silvia Serra, modista pistoiese molto conosciuta e apprezzata per i suoi raffinati capelli da uomo e particolari accessori da sposa.
Dietro a questa piccola grande attività troviamo una storia di passione, amore, rinnovamento, resistenza e dedizione. Un piccolo angolo di paradiso di cui è impossibile non innamorarsi.

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