A quasi tre anni di distanza si continua a parlare del referendum sulla Brexit. Appaiono sempre più difficili da superare infatti le difficoltà per trovare l’accordo per l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea. Torniamo sull’argomento con un’intervista uscita su BISENZIOSETTE due anni fa in cui  il professor Julian Frullani, scozzese di nascita, con passaporto britannico, ma campigiano d’adozione, raccontava tutte le difficoltà incontrate durante il primo anno dal referendum sulla Brexit.

Il referendum sulla Brexit

La Brexit sta si sta rivelando un cambiamento da gestire non solo per chi progetta un viaggio nel Regno Unito, ma anche per chi viene da quei luoghi e vive qui da anni. Quasi un anno fa, era il giugno del 2016, il Regno unito attraverso un referendum ha deciso sulla propria permanenza nell’Unione europea. Com’è andata a finire ormai è risaputo, ha vinto la brexit col 51,9% dei voti, un voto che ha portato non solo alle dimissioni dell’allora premier David Cameron, ma anche a una netta spaccatura tra Scozia e Irlanda del Nord da una parte (dove la maggioranza degli elettori ha votato per rimanere) e Inghilterra e Galles dall’altra (dove la maggioranza ha scelto di uscire). Dopo la notizia tra i primi ad esprimere preoccupazione ci sono stati i tanti studenti europei che studiano o che progettavano di andare a studiare in Inghilterra davanti a una situazione ancora non ben definita.

Una situazione incerta

Incerta, benché in modo diverso, però è anche la situazione di chi invece ha fatto un percorso completamente diverso come il professor Julian Frullani, ormai campigiano d’adozione da anni ma che proprio a causa della brexit deve fare i conti con le sue origini.

“E’ una situazione di grande incertezza e per me in maniera particolare perché sono scozzese e ho il passaporto britannico. Non è facile capire cosa stia succedendo, io mi tengo in contatto sia con altri amici che vivono qui e che sono nella mia stessa situazione sia con quelli rimasti in Scozia, ma anche da lì le informazioni che arrivano sono di grande incertezza. Bisogna capire che intenzioni ha il primo ministro Theresa May – che nel frattempo ha annunciato di voler andare a elezioni anticipate – penso che ci vorranno almeno un paio d’anni per capire come si evolverà la situazione e poi cosa farà il primo ministro della Scozia, Nicola Sturgeon che all’indomani del voto sulla brexit aveva parlato della possibilità di un secondo referendum sull’indipendenza della Scozia dal Regno Unito – La Scozia infatti ha votato in maggioranza per rimanere in Europa ma gli elettori scozzesi sono un decimo di quelli inglesi. Non entro nella discussione su quali delle due posizioni sia quella giusta, non mi sono mai interessato di politica, sono un accademico e mi sono sempre concentrato sulla letteratura, su Shakespeare e sull’insegnamento, dico solo che c’è tante incertezza su cosa succederà adesso”.

Se dal Regno Unito le notizie che arrivano in Italia sono tutt’altro che chiare non si può dire che la situazione qui sia molto più semplice.

“Il consolato britannico a Firenze è stato chiuso quindi non è possibile neanche chiedere informazioni a loro. Ci si può rivolgere all’Ambasciata a Roma ma quando si chiama lì parte un disco registrato che fa domande precise, non c’è neanche modo di parlare con una persona dell’altra parte. In questo momento il mio passaporto è in un cassetto, non ne ho bisogno, non devo andare via da Campi Bisenzio, ma se mi servisse non saprei neanche a chi rivolgermi per rinnovarlo”.

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