Doveva andare a Ginevra e attraversare il ponte Morandi. Quando è crollato, lui Alessandro Brini, 25 anni, campigiano si trovava a otto chilometri di distanza dal punto della tragedia. Alessandro quel giorno è stato baciato dalla buona sorte perché quella mattina era partito da Campi alla volta della città Svizzera dove doveva consegnare un’auto da noleggiare. Lavora nella ditta di famiglia Brini & Bettarini dove segue l’attività collaterale di noleggio in tutta Europa di auto di lusso. «Sono partito da Campi con alcuni miei amici che si dirigevano a Forte dei Marmi – ha spiegato Alessandro -.  Sono partito verso le 8 e 45, ero in anticipo e mi sono fermato a fare colazione con loro che andavano al Forte. Ho trascorso una mezz’ora con loro e probabilmente è stata proprio questa colazione che mi ha salvato dal crollo. Non lo posso dire che precisione ma quella mezz’ora può essere stata decisiva». Martedì 14 agosto alle 11.50 il viadotto Morandi sull’A10 tra i caselli di Genova Ovest, si è sbriciolato e nel crollo ha trascinato con sè auto e camion che stavano transitando in quel momento. Un volo di cento metri nel vuoto. Cemento, auto e camion che si sono schiantate nel greto del torrente Polcevera.  Un mucchio di macerie e lamiere è andato a schiantarsi anche sulla sottostante via Fillak, travolgendo una struttura dell’Amiu, l’azienda ambientale del comune di Genova. Una tragedia che ha lasciato tutti sotto choc. Chiunque poteva essere su quel ponte che rappresenta una delle principali vie di collegamento del nostro Paese. «Non ho visto crollare il tratto del viadotto – ha spiegato – e, da sopra, non mi rendevo conto della situazione. Ho trovato un po’ di coda e dopo è venuta una pattuglia della polizia che ha bloccato il ponte. Ci hanno fatto uscire e ho impiegato tre ore per attraversare Genova. C’erano molte persone, più stranieri che italiani, che sono entrate in un supermercato perché avevano bisogno del bagno ma i servizi erano stati chiusi. Ci sono stati momenti di tensione e rabbia, qualcuno ha minacciato di sfondare le porte. Chiudere le porte dei bagni mi è sembrato un gesto assurdo in un momento di necessità e di emergenza come quello. Io ho attraversato molte volte il ponte Morandi e mi è successo spesso di stare in coda anche per dieci minuti. Lo avevo attraversato anche venerdì e domenica, due giorni prima del crollo.  Era un ponte fatiscente, l’asfalto era da rifare e non sembrava in grado di supportare tutto quel traffico pesante. Due settimane prima del crollo lo avevo attraversato di nuovo e mi ero accorto che stavano lavorando ai tiranti in ferro ma posso dire che tutte le volte che ho transitato sul viadotto ho sempre visto che ci stavano lavorando». Un collega di Alessandro era riuscito a superare il ponte Morandi dieci minuti prima del crollo.  «E’ così – ha spiegato Brini – e non ci posso nemmeno pensare. Io non ho avuto paura perché veramente da dove mi trovavo non si aveva la percezione del crollo ma il primo pensiero che ho avuto è stato per le abitazioni che si trovano sotto il viadotto.  Ho pensato a una strage perché conosco bene quel tratto di strada e so che sotto ci sono dei palazzi. E’ terribile pensare a quello che è successo…bastavano pochi minuti per trovarsi nella tragedia».

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