“Giù le mani dai posti di lavoro”: è questo il messaggio che i lavoratori della Gkn di Campi Bisenzio vogliono ribadire con forza. Lo faranno sabato pomeriggio, nel corso di un’iniziativa che si svolgerà davanti ai cancelli dell’azienda.

Posti di lavoro a rischio

Salario, diritti, contratto, No allo staff leasing, difendere il bacino di richiamo, difendere i posti di lavoro Gkn: sono questi i temi che verranno affrontati durante l’incontro che si terrà il 4 maggio, una giornata di informazione, dibattito e presenza di fronte allo stabilimento.

“A marzo – spiegano in una nota gli organizzatori – il mercato dell’auto euro ha registrato il settimo calo consecutivo di immatricolazioni (-3%). L’Italia è andata peggio del resto d’Europa (-9,6%) e Fca ha registrato la maggiore flessione (-11%). Fiat è stata l’emblema del presunto scambio diritti-lavoro: tu mi cedi diritti e salario, io ti porto il lavoro. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: dividendi per gli azionisti, nessuna certezza sul futuro degli stabilimenti, si è chiusa Termini Imerese (ora Blutec), si è calpestato il Contratto Nazionale, una parte dei lavoratori lavora sabati e domeniche, un’altra rimane in Cassa Integrazione. Ma non si tratta solo dell’auto: è tutta l’economia che sta rallentando. Siamo così potenzialmente alla vigilia di un nuova recessione, di un nuovo passaggio della crisi scoppiata nel 2008. Anni in cui l’intero sistema economico ha approfittato per toglierci salario e diritti.

I dati sono fin troppo chiari: in Italia dal 2010 al 2017 i salari hanno perso 1000 euro in termini di potere d’acquisto, la disuguaglianza è a livelli record dal 2000 con il 20% più ricco della popolazione che possiede il 72% della ricchezza nazionale. Con la prossima crisi non sarà diverso. Sul terreno dei diritti, il Jobs Act ci ha tolto l’articolo 18 e liberalizzato il precariato. Il successivo Decreto Dignità non ha abolito il Jobs Act. Al contrario viene usato ora dalle aziende per aumentare il turn-over dei precari e fare esplodere una forma di precariato permanente come lo staff-leasing”.

La situazione in Gkn

“Così è successo anche in Gkn – prosegue la nota – : rifiutandosi di usare le causali, contenute nel Decreto Dignità, l’azienda sta di fatto per mandare via gli interinali a scadenza di 12 mesi e per aggirare l’accordo di bacino con cui si richiamavano prioritariamente gli interinali che in precedenza avevano lavorato in Gkn. E non è tutto. Per la prima volta viene introdotto lo staff-leasing: i lavoratori che dovevano essere assunti a tempo indeterminato da Gkn, vengono invece assunti a tempo indeterminato dall’agenzia interinale. Un meccanismo che li rende potenzialmente precari a vita. Per quanto ci riguarda è un aggiramento fraudolento del diritto ad essere assunti nell’azienda dove si lavora. Contemporaneamente abbiamo fronteggiato una esternalizzazione di una fetta importante della produzione. Alla crisi più generale, si è aggiunta probabilmente una crisi pilotata: secondo noi, un tentativo irresponsabile di giocare con i posti di lavoro per incidere sulla contrattazione interna, per generare un ricatto da usare per affossare l’organizzazione sindacale.

Se parte di questa operazione sembra alle spalle, la situazione è tutt’altro che risolta. Non c’è solo la crisi generale che abbiamo descritto. C’è un contratto integrativo scaduto da quattro anni, una vertenza in difesa dello stabilimento che non può dirsi conclusa. Si aggiunga che si sta per aprire il rinnovo del Contratto Nazionale dei Metalmeccanici”.

Un momento di incontro e dibattito

“Per questo  – concludono – abbiamo convocato un momento di presenza, dibattito, festa dei lavoratori Gkn e delle loro famiglie. Il 4 maggio dalle 17 in poi, saremo tutti di fronte ai cancelli. Un momento di unità, dibattito, incontro, festa tra di noi, con i lavoratori degli appalti, con le aziende della zona, con il resto della cittadinanza. Una giornata per stare insieme, informare e informarci. Per dire: giù le mani dai posti di lavoro, no allo staff-leasing, vogliamo salario e contratto senza ricatto. Non abbiamo generato questa crisi. Non abbiamo intenzione di pagarla”.

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