Il caso di Laura Cantini è forse quello più tipico, tra quelli affrontati finora, di «cervello in fuga»

Laura Cantini: è lei la ricercatrice che combatte il cancro con i numeri

Continua il nostro interessante viaggio alla scoperta dei tanti calenzanesi che all’estero hanno trovato un’occupazione di successo che li soddisfa in pieno dal punto di vista professionale.
Il caso di Laura Cantini è forse quello più tipico, tra quelli affrontati finora, di «cervello in fuga».
«Sono una ricercatrice e mi occupo di cancro – racconta – Lavoro attualmente all’Institut Curie di Parigi, il più importante centro tumori francese. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare non sono una biologa. Ho studiato matematica a Firenze, poi mi sono trovata, durante il mio dottorato svolto tra Torino ed Helsinki, a poter combinare questa mia passione con la mia forte curiosità in merito ad una malattia complessa come il cancro. Quello di cui mi occupo adesso è la nuova frontiera della ricerca medica nota come “oncologia computazionale” che promette diagnosi precoci ed accurate e cure su misura per ogni paziente. In sostanza, combatto il cancro con i numeri. Lavoro come una traduttrice che converte le grandi moli di dati oggi disponibili in equazioni matematiche da cui poi derivo ipotesi biologiche. Il bello del mio lavoro è la creatività richiesta».
Svolgere la stessa occupazione in Italia sarebbe stato piuttosto complicato: «Per lavorare su questi temi – aggiunge – servono strutture adatte a sostenere l’attività di ricerca e laboratori biologici che abbiano sufficienti fondi per testare le ipotesi ricavate computazionalmente. Il tutto deve essere realizzato in tempi ragionevolmente brevi per far sì che i risultati siano ancora competitivi a livello internazionale. Tutto questo in Italia è raramente possibile. Inoltre, il destino di chi fa ricerca in Italia è vivere di assegni di ricerca della durata media di 1 anno, al cui termine non si sa mai quale sia il proprio futuro».
La scelta di andare via dall’Italia non è stata una decisione di comodità: «Lasciare il proprio paese e trasferirsi all’estero è una scelta difficile e coraggiosa che implica alcune rinunce e numerose sfide – dice ancora Laura – Quando varchi i confini infatti, non cambia solo la lingua, ma anche le abitudini, le relazioni e persino il modo di vedere il mondo. Sono però proprio queste sfide che offrono nuovi stimoli e permettono di migliorarsi. In Francia ho sviluppato legami molto forti con altri italiani (e non-francesi in genere) che hanno vissuto esperienze simili alla mia. Inizialmente interagire con i parigini non è stato semplice, soprattutto a causa dell’ostacolo linguistico. Ad oggi mi sento però di poter considerare Parigi come casa mia. Gli aspetti umani sopra citati hanno anche avuto un impatto sul profilo professionale: affrontare queste sfide ha accresciuto la consapevolezza delle mie capacità e la mia predisposizione a mettermi in gioco».
A Calenzano però restano tanti ricordi: «Sono felice di essere andata via, ma continuo ad avere lo sguardo rivolto all’Italia e alla mia cittadina di origine – conclude – che rappresenta per me il luogo dei miei affetti, dei ricordi, delle amicizie più forti, delle passeggiate nella natura, delle verdure appena colte nell’orto e delle tagliatelle fatte in casa da mia madre. Mi piace tornarci quando posso, anche se la vivo ad oggi con più distacco».