A cena insieme la sera prima e botte il giorno dopo. Protagonisti due famiglie di Sesto Fiorentino che sono anche vicine di casa. Adesso la loro amicizia è finita a causa di una fila al fontanello dell’acqua non rispettata, una rissa, e una conseguente causa in tribunale.

E’ la storia di due famiglie che in pochi mesi hanno visto non solo rovinata un’amicizia ma anche una causa in corso. Tutto sembra sia scaturito dalla fretta di uno dei due che doveva andare a lavoro e avrebbe passato la fila al fontanello per prendere l’acqua senza chiedere il permesso, pensando che l’amico non avrebbe avuto da ridire.
I fatti sono stati raccontati davanti al giudice del tribunale di Firenze.

Un’amicizia finta per colpa della fila al fontanello

Era estate e una domenica sera L. P. con la moglie e i due figli va a cena con l’amico M. C. la moglie e la figlia. Una serata come tante altre. I due infatti si sono conosciuti anni fa quando L. P. si è trasferito in un appartamento di viale Ariosto vicino a M. C.. I due subito hanno fatto conoscenza e poi sono diventati amici.

“Spesso andavamo a cena fuori tutti insieme la domenica sera e così avevamo fatto anche quella sera perché M. con la moglie e la figlia era appena tornato dalle vacanze. Una specie di rimpatriata insomma. Mi sembrava tutto a posto quella sera. Abbiamo chiacchierato delle loro vacanze, dei posti che avevano visto, del più e del meno. So che lui era un po’ preoccupato per il lavoro ma niente di particolare, diceva che per il rientro del giorno dopo aveva molte cose da fare tutto qui. La mattina dopo l’ho trovato al fontanello. C’era un bel po’ di fila per essere mattina abbastanza presto, diciamo poco dopo le otto. Io ci vado tutti i giorni a fare rifornimento, porto l’acqua a casa e poi vado a lavoro. Lui viene, o meglio veniva, a volte e semplicemente si riempiva la borraccia. Quel giorno anche un po’ per fare il simpatico ma anche perché effettivamente avevo parecchia fretta l’ho sorpassato scanzonandolo e dicendo “tanto te hai tempo no”, ridendo e riferendomi a quello che aveva detto la sera prima che aveva parecchie cose da fare a lavoro. Non credevo che avrebbe reagito come poi ha fatto. Mi ha spintonato e urlato che ero un farabutto per caso io sono andato addosso a un altro uomo che era lì dietro di me e questo probabilmente mi ha spinto verso di lui. Io non so se ha creduto che fossi io che lo volevo aggredire o cosa ma appena mi ha visto arrivare mi ha tirato un pungo in faccia. Io non ricordo molto altro, solo che sono caduto e la gente intorno ha iniziato a raggrupparsi e fermarlo. Ha fatto in tempo a tirarmi un calcio o due mentre ero a terra poi lo hanno fermato. Mi ha colpito l’occhio sinistro e ho avuto parecchi problemi a causa di questo colpo. Dopo poco sono arrivate le forze dell’ordine e io ho fatto la denuncia. Solo in seguito ho saputo che aveva dei grossi problemi a lavoro e che quello della sera prima era solo un piccolo sfogo che nascondeva cose ben peggiori. Io non lo sapevo, non so se con il mio modo di fare ha visto riflesso una sua paura, il suo momento no a lavoro o altro. So solo che mi ha colpito con una tale rabbia che ho rischiato anche di perdere l’occhio. Non sono riuscito nemmeno a fare in tempo a spiegargli che non volevo superare la fila e che era stato quello dietro di me a spingermi verso di lui che non volevo aggredirlo a mia volta per quello spintone che mi aveva dato. Non ho fatto in tempo a dire niente di tutto ciò. Mi sono visto malmenare e basta”.

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