Standing ovation in Consiglio per festeggiare Ugo Brilli: consegnato il Premio Levriero città di Campi Bisenzio all’unico italiano sopravvissuto al campo di lavoro di Berlino.

Ugo Brilli racconta i suoi giorni nel campo di lavoro a Berlino

E’ stato un momento di grande emozione e coinvolgimento, con tutto il Consiglio comunale di Campi Bisenzio in piedi per applaudire Ugo Brilli, 97 anni appena compiuti, e la sua storia. Martedì 29 gennaio è stato consegnato all’uomo, unico superstite italiano del campo di lavoro di Berlino, il Premio Levriero città di Campi Bisenzio. Un riconoscimento per la sua vita e per quella memoria che ancora continua a tramandare attraverso i suoi racconti. Momenti della sua vita come quelli condivisi martedì col pubblico presente in sala consiliare «Nel 1943, mentre prestavo servizio militare in Italia, il giorno 8 settembre, ci giunse la notizia che era finita la guerra con l’armistizio; in verità ne cominciò un’altra più grande che coinvolse tutta la popolazione. L’esercito italiano era allo sfascio, si scappava senza sapere dove, ma l’esercito nazista era ancora ben organizzato: ci braccava facendoci prigionieri e fummo deportati in Germania, in un grande campo di smistamento. Lì ci proposero di arruolarci nell’esercito fascista della Repubblica di Salò e combattere contro gli alleati, ma nessuno accettò. Quindi in treno, dentro dei vagoni merci fummo trasferiti nella capitale tedesca. Dopo alcuni giorni a 700 italiani fu assegnato questo campo a Berlino, dove formavano le squadre e ci portavano a lavorare in condizioni disumane, come prigionieri. Molto spesso notte e giorno suonava l’allarme per i frequenti bombardamenti». E poi ancora «Il 7 maggio 1944, era di domenica e i miei compagni erano quasi tutti fuori a lavorare: suonò l’allarme, iniziammo a sentire il rombo degli aerei che iniziavano il bombardamento. Nel campo c’erano due rifugi antiaerei, vicini l’uno all’altro, tutti scapparono correndo, io fui tra gli ultimi a uscire dalle cucine che già cadevano le bombe, e mi diressi verso il rifugio che mi era stato assegnato. Ricordo che i miei amici mi stavano chiamando dicendomi di correre forte per evitare le bombe che già cadevano fitte. Vista la situazione pericolosa decisi di entrare nell’altro rifugio che era più vicino. Appena entrato dentro vi fu una tremenda esplosione, una bomba centrò l’altro rifugio dove avrei dovuto esserci anche io. C’erano dentro 53 italiani e non si salvò nessuno; fu una carneficina».

I commenti

Conferire il premio Levriero a Ugo Brilli ha rappresentato un momento importante come evidenziato dai tanti interventi dei consiglieri comunali: «Questa è una straordinaria occasione per celebrare la liberazione dai campi di concentramento nazisti – ha affermato il capogruppo di Forza Italia Paolo Gandola – Ha ragione Ugo quando dice che questo premio se lo merita tutto. Oggi leggere sui libri la storia non è più sufficiente, bisogna trasmetterla alle future generazioni con la testimonianza».

«La presenza di Ugo Brilli – ha detto il capogruppo Pd Lorenzo Galletti – rende più densa l’atmosfera di questa aula e conferisce maggior significato alle giornate di celebrazioni svolte in questo Comune per il 74esimo anniversario dalla liberazione di Auschwitz da parte dell’armata rossa. Per questo abbiamo accolto con molto piacere la proposta dei consiglieri Quercioli e Gandola di consegnare a lui, quest’oggi, il premio Levriero.
La vita di Ugo, che si trova campigiano quasi per caso, molti anni fa, è un esempio di resilienza fuori dall’ordinario che va oltre il periodo della guerra. Un esempio ricco di insegnamenti. Ugo faceva parte di quelle centinaia di migliaia di soldati italiani lasciati allo sbaraglio, dopo l’8 settembre, da chi quella orrenda guerra l’aveva voluta, condotta e persa con disonore. L’esercito nazista, fino ad allora nostro alleato, in una tragica e disonorevole alleanza, internò in pochi giorni più di mezzo milione di soldati italiani, tra cui Ugo Brilli. La stragrande maggioranza di loro rifiutò di combattere al fianco dei nazisti e della Repubblica di Salò, compiendo un gesto di resistenza fondamentale, poco considerato, che contribuì alla sconfitta della Germania nazista. Tutti pagarono quella scelta con la deportazione in carri bestiame, la prigionia, la fame, il lavoro forzato, il disprezzo della popolazione tedesca. Molti pagarono con la vita. Tra mille difficoltà quella straordinaria generazione di cui Ugo fa parte, ci restituì la libertà e da subito si adoperò per tutelare la memoria di ciò che era stato, con l’obiettivo chiaro fin da subito: mai più. Personalmente non amo paragonare quegli anni al periodo attuale, perché significherebbe sminuire uno dei periodi più bui della ragione umana. Di certo, però, quanto accade nel mondo e in Italia ci dimostra come la lezione impartita dalla storia non sia stata sufficiente, come quel libro degli orrori sia stato da molti dimenticato. I conflitti sono tornati ad insanguinare il globo, terribili ingiustizie e inuguaglianze dilagano ovunque e le risposte che molti politici riescono a dare sono drammaticamente in linea con quelle che furono le cause del buco nero del 900».
«I conti con quello che è accaduto li abbiamo fatti troppo tardi – ha aggiunto il capogruppo di Potere al popolo Lorenzo Ballerini – , c’è stato bisogno di troppo tempo per un’adeguata elaborazione. La testimonianza di Ugo è un elemento di luce per aiutare ad andare oltre e far sì che questo non possa più accadere. Dobbiamo far chiarezza sulla situazione che viviamo, ci sono forze neofasciste che si presentano alle elezioni e noi dobbiamo denunciare questo con forza». A concludere gli interventi è stato il sindaco Emiliano Fossi «Il nostro tributo va alla generazione di Ugo Brilli, abbiamo l’obbligo di non scordare cosa ha fatto questa generazione. Tramite Ugo diamo un riconoscimento a tutti quelli che come lui hanno fatto una scelta e l’hanno pagata a caro prezzo, chi andando in un campo di lavoro, chi in un campo di sterminio, chi andando a lottare per sconfiggere l’abominio fascista e l’invasione nazista. E’ la generazione che ha ricostruito l’Italia».

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Pochi giorni prima, il 23 gennaio, Ugo Brilli aveva festeggiato il suo compleanno nella redazione di BISENZIOSETTE con tutte le redattrici, parenti e amici oltre ad alcuni consiglieri comunali e assessori di Campi Bisenzio.

In quella occasione Ugo ha raccontato alcuni episodi di quella prigionia nel campo di lavoro a Berlino e ha cantato una sua rivisitazione della celebre canzone Lili Marleen, scritta da lui.