Discendente diretto del biografo di Cristoforo Colombo, unico rappresentante dei Lakota Sioux nel nostro Paese e proprietario della seconda più vasta collezione di oggetti appartenuti agli indiani d’America presente in Italia, l’avvocato campigiano Alessandro Martire parla con grande amore del suo popolo.

“Sono l’ultimo discendente vivente di Pietro Martire D’Anghiera – spiega – che raccolse tutte le notizie di prima battuta da Cristoforo Colombo durante i suoi tre viaggi e li raccolse nel ‘De Orbe Novo’, il cui testo originale è conservato in Vaticano. Fu il primo a denunciare gli eccidi perpetrati dalla sua gente a Espanola e raccontare la disperazione dei popoli conquistati”.

Un legame, quello con gli indiani d’America, che partendo dal suo antenato Martire ha sempre avvertito con grande forza.

Alessandro Martire, unico rappresentante dei Lakota Sioux in Italia

“E’ qualcosa che ho sempre sentito dentro di me – dice -. Ricordo che nel ‘64, quando avevo 5 anni, fui operato alle tonsille e stavo molto male, allora dissi a mia madre che se fossi morto avrei voluto essere seppellito col mio copricapo di piume. Il mio contatto con gli indiani Sioux è avvenuto nell’82. Finiti gli studi sono andato in America, ho cominciato a vivere con loro e ci sono rimasto per dieci anni. Pur essendo cresciuto con un’educazione cattolica mi sono riconosciuto subito nella loro spiritualità. Dal ‘94 poi sono stato scelto come rappresentante in Italia ed Europa e ho portato la voce degli indiani d’America alle Nazioni Unite per affrontare la questione dei diritti umani e far conoscere chi era la nostra gente”.

Come membro tribale onorario della Nazione Lakota Sicangu e delegato in Italia e Europa l’avvocato Martire ha portato avanti la battaglia contro le norme che si basavano sul concetto della «dottrina e diritto di scoperta» in base al quale le nazioni indigene non potevano veder riconosciuto il loro pieno diritto di proprietà sulle loro terre d’origine, ritenute possedute solo a titolo di occupazione fino a quando non fossero state scoperte e conquistate ed il titolo di proprietà poteva essere rivendicato solo dalle nazioni europee.

“Colombo ha portato principalmente tre cose negative: malattie come vaiolo, scarlattina, sifilide e pertosse a persone che non avevano gli anticorpi nemmeno per un raffreddore; la cristianità forzata di un popolo che aveva già una propria spiritualità radicata e un concetto giuridico che fa riferimento al Vecchio Testamento e su cui si basano la colonizzazione e il dominio dei territori portate avanti dai conquistatori europei. Come riconoscimento del lavoro svolto nel ‘99 sono stato nominato membro della tribù Lakota Sioux”.

Nonostante la soddisfazione per i risultati raggiunti Martire non nasconde però la delusione per non essere mai riuscito a realizzare una mostra con gli oggetti della sua collezione raccolti in 35 anni proprio qui a Campi  Bisenzio.

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