Bancarotta fraudolenta per oltre sei milioni di euro: otto arresti e il sequestro di due milioni di euro per evasione fiscale. La maxi operazione della Guardia di Finanza.

Bancarotta fraudolenta: otto arresti

Otto misure cautelari personali – di cui una in carcere nei confronti di un imprenditore e sette agli arresti domiciliari – per i reati di bancarotta fraudolenta patrimoniale e documentale e per sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte.

Gli arresti sono stati eseguiti alle prime luci dell’alba ieri mattina dai militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Firenze e personale della Sezione di Polizia Giudiziaria della Procura della Repubblica – Aliquota Guardia di Finanza.

Tra gli arrestati figurano anche un avvocato del Foro di Firenze e un consulente tributario.

Sequestro beni

Contestualmente è stato disposto il sequestro preventivo di denaro e beni per oltre 2 milioni di euro.

La storia

La vicenda giudiziaria, che ha determinato l’attività odierna, nasce da una serie di verifiche fiscali condotte dai militari del Gruppo di Firenze nei confronti di una società consortile a responsabilità limitata costituita nel 2007, operante nel settore dei trasporti, facchinaggio e pulizie, dichiarata fallita nel gennaio 2016.

Il sistema fraudolento si concretizzava nel subappaltare le commesse ricevute a una serie di società cooperative consorziate, comunque riconducibili alla stessa società consortile, le quali – oltre a non presentare neanche i bilanci – omettevano sistematicamente il versamento delle imposte e dei contributi previdenziali.

Le preordinazione dell’evasione fiscale e contributiva da parte delle consorziate – che avevano tutte la stessa sede legale, avevano una vita breve e venivano nel tempo sostituite da nuove consorziate – consentiva alla s.r.l. consortile “madre” di accaparrarsi gli appalti esistenti nel mercato a prezzi insostenibili da parte degli operatori onesti, determinando una fortissima distorsione della concorrenza nel settore.

Le distrazioni complessive per le varie bancarotte riguardanti la società consortile e le affiliate ammontano a circa 6 milioni di euro e si sostanziano in varie condotte tipiche, tra cui la falsificazione dei bilanci al fine di coprire ingenti perdite maturate e lo stato di insolvenza, la compensazione di crediti tra la consortile e le consorziate senza giustificazione economica, la mancata svalutazione di crediti non più esigibili, l’uso di fatture non veritiere per l’affitto mai avvenuto di 6 immobili, la simulazione di contratti a progetto, la mancata giustificazione di alcune spese per non meglio precisati “servizi vari”, la mancata riscossione di cambiali, la distrazione di beni (tra cui una cisterna per carburanti), macchinari e attrezzature per la ristorazione.

Le indagini

I militari operanti hanno però ricostruito, con dovizia di particolari, il sistema illecito dei soggetti coinvolti, accertando che sia la società consortile che le consorziate sono tutte riconducibili all’imprenditore fiorentino oggi recluso in carcere (D.S., classe ‘68), in relazione alla cui pericolosità il Giudice afferma che emerge “dal prolungamento nel tempo delle condotte di bancarotta che, per nulla occasionali, sono perdurate per molti anni”, “dal numero delle società fallite e dall’ingentissimo valore delle distrazioni commesse”. Ancora, “La natura, la specie, i mezzi, l’oggetto, il tempo, il luogo e ogni altra modalità dell’azione posta in essere denotano una particolare intensità del dolo e fanno ritenere certo che omissis commetterà nel futuro altri reati della medesima natura.”.

Inoltre, a seguito del fallimento di alcune società, si dava corso a più pregnanti attività investigative, anche con l’ausilio di intercettazioni telefoniche e ambientali. In tale contesto emergeva la figura apicale di un avvocato del Foro di Firenze, oggi agli arresti domiciliari (R.T., classe ‘71), che si prodigava a dare numerosi “consigli” per ostacolare l’accertamento dei fatti reato nell’ambito di due nuovi filoni investigativi concernenti ulteriori casi di bancarotta fraudolenta documentale e patrimoniale.

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Il primo riguarda la bancarotta fraudolenta documentale e distrattiva condotta dagli amministratori di una società in accomandita semplice (G. G. s.a.s., con sede in Scandicci), fallita il 3 gennaio del 2019, operante nel settore delle costruzioni edili, lavori di carpenterie in legno e in ferro, lavori di segnalazione stradale, riparazioni e verniciature, officina meccanica, installazione e riparazioni di impianti elettrici.

Cinque sono le misure cautelari personali degli arresti domiciliari che ne sono conseguite, nei confronti del menzionato avvocato, di un ragioniere fiorentino concorrente nei reati (R.F., classe ‘60), del liquidatore fiorentino della società (R.R., classe ‘48), di un socio e amministratore di fatto fiorentino (G.M., classe ‘61), nonché di altra amministratrice di fatto sempre di Firenze (G.M.S., classe ‘54).

Il secondo filone

Il secondo filone riguarda una società a responsabilità limitata (O. C. s.r.l., con sede in Firenze), dedita alla somministrazione di bevande e alimenti in locali aperti al pubblico, fallita il 29 agosto 2018, per la quale, ugualmente, si contesta una bancarotta fraudolenta documentale e patrimoniale che ha determinato il G.I.P. a emettere 4 misure cautelari personali degli arresti domiciliari nei confronti dei citati avvocato e ragioniere, nelle loro qualità di legale e amministratore di fatto, di un napoletano amministratore di fatto (M.C., classe ‘68), di un fiorentino amministratore di diritto e liquidatore della società (M.M., classe ‘80).

Particolarmente significativo il ruolo del legale che, secondo quanto riscontrato dal G.I.P. grazie alle intercettazioni, avrebbe distribuito incarichi di prestanome di società, fornito consigli agli amministratori per “aggiustare” i bilanci allo scopo di evitare i fallimenti, fornito consigli in ordine a quale documentazione contabile consegnare al curatore del fallimento, “ben spiegando ai suoi complici la motivazione per la quale non doveva essere consegnata la documentazione contabile della società”, avrebbe integralmente inventato e dettato a un prestanome quanto raccontare al curatore del fallimento, avrebbe consigliato la formazione di documentazione falsa e creato lui stesso documentazione contabile falsa da consegnare al curatore del fallimento.

In un caso specifico, incaricato di valutare la situazione di insolvenza, avrebbe prospettato al liquidatore “una serie di soluzioni tutte illecite”, tra le quali quella di presentare alla Camera di Commercio della documentazione falsa.

Contestualmente alla notifica delle misure personali, i militari della Guardia di Finanza stanno eseguendo un decreto di sequestro preventivo per 2 milioni di euro disposto dallo stesso G.I.P. per sottrazione fraudolenta al pagamento di imposta (art.11 del D.Lgs. n. 74 del 2000).

L’operazione sviluppata dalla Guardia di Finanza, sotto la guida dell’A.G., s’inquadra nelle linee strategiche dell’azione del Corpo, volte a rafforzare l’azione di contrasto ai fenomeni illeciti più gravi e insidiosi, integrando le funzioni di polizia economico-finanziaria con le indagini di polizia giudiziaria e garantendo il perseguimento degli obiettivi di aggressione dei patrimoni dei soggetti dediti ad attività criminose.

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