Per la prima volta dall’inizio della vicenda giudiziaria parla l’architetto Alberto Alberti, dirigente della Onlus “Amici del cane e del gatto”. Si tratta dell’associazione che cura il canile di via del Termine, più volte salita alla ribalta delle cronache nei mesi scorsi.

L’articolo era uscito su BISENZIOSETTE dell’11 gennaio. Domani su BISENZIOSETTE un ritorno sulla vicenda per capire a che punto è lo smantellamento del canile.

Canile del Termine: adesso parla Alberti, dirigente della Onlus

«Le dichiarazioni rilasciate a mezzo stampa da alcune volontarie sono da considerarsi non solo non veritiere, ma profondamente infamanti e lesive nei confronti dei tanti volontari che quotidianamente impiegano il proprio tempo a prendersi cura degli ospiti del Termine. E’ ovvio che vorremmo una situazione migliore per tutti loro, e ci stiamo lavorando. Ma di certo gli animali del canile non stanno morendo di fame e di freddo, anzi».

E’ il duro attacco dell’architetto Alberto Alberti, dirigente della Onlus “Amici del cane e del gatto”. Si tratta dell’associazione che cura il canile di via del Termine, più volte salita alla ribalta delle cronache nei mesi scorsi. Lo abbiamo intervistato in esclusiva, chiedendogli delucidazioni in merito ad una vicenda che sta tenendo con il fiato sospeso i sestesi.
Alberti, ci dia intanto la sua versione dei fatti.

«Inizio esponendole alcune cifre: spendiamo ogni mese poco meno di duemila euro per nutrire i centocinquanta ospiti e più della struttura, acquistando mensilmente 3200 chilogrammi di cibo. Come si fa ad asserire che gli animali stiano morendo di fame? Senza contare che l’acquisto del terreno su cui sorge, a suo tempo, ci costò 80 milioni di lire, in aggiunta ai 250 di costruzione. Il tutto finanziato dall’Associazione, della quale all’epoca ero il presidente».

Sotto la lente d’ingrandimento degli inquirenti sono finite alcune spese effettuate con i due milioni di euro ricevuti in eredità da Giovannini, con la procura di Firenze ha contestato appropriazione indebita, l’appuntamento con il gup è stato rimandato a giugno.

«Ho sentito diverse falsità su questa storia e abbiamo già provveduto a querelare chi ha diffuso informazioni non veritiere. Di vero c’è che la Paco Srl, la società che abbiamo creato e che ci hanno contestato spesso, è nata su consiglio dei nostri commercialisti per poter gestire nel migliore dei modi quella cifra, così come l’acquisto dei beni immobiliari. E si tratta di acquisizioni, lo voglio ribadire, funzionali alla gestione del canile. Sa che nel capannone acquistato in via Livorno abbiamo inaugurato una clinica veterinaria, il mese scorso?».

Risulta la compravendita di un altro appartamento a Venezia.

«Che abbiamo affittato e ci garantisce quasi duemila euro al mese, così come quello al primo piano di via Livorno, sopra la clinica. Somma che utilizziamo per il nutrimento di cani e gatti del Termine, oltre che per le spese veterinarie. E mi creda, non mancano».

Manca un dato, all’appello.

«Se si riferisce ai 280 euro erogati al sottoscritto dall’associazione, si è trattato di un banale errore di trascrizione da parte delle segretarie. Lo abbiamo già ampiamente dimostrato. E mi permetta di sottolineare un altro aspetto: l’eredità non ci esenta dal dover organizzare iniziative di sensibilizzazione, nè di rifiutare scatolette e altre cibarie offerte per gli animali».

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Una volontaria ci ha informato di aver già presentato un progetto alternativo al Termine, ma di essere stata bloccata proprio da vertici dell’Associazione.

«Non era nemmeno un progetto vero e proprio, a dirla tutta. Si trattava oltretutto un’iniziativa personale, peraltro senza condividere la linea comune dell’Associazione. Di vero c’è che a Campi abbiamo parlato prima delle passe elezioni amministrative con l’ingegner Passaniti e il sindaco Emiliano Fossi. Quest’ultimo ci ascoltò e si disse propenso a concederci l’area dell’ex-hangar. E lo scorso 20 luglio abbiamo presentato ufficialmente un piano del parco-canile a firma mia e dell’architetto Nuti».

A che punto è dunque la pratica?

«Restiamo ancora in attesa di una risposta da parte dell’amministrazione, a quanto ne so è in una fase di stallo. Voci di corridoio mi hanno peraltro riferito di un certo ostracismo nei miei confronti, che sarebbe la causa principale di questa situazione. Onestamente non ci credo, li reputo “rumors” non affidabili né veritieri».

Quali sono i progetti futuri?

«Stiamo cercando di individuare zone in tutta la Toscana, con un raggio massimo di trenta minuti di auto da Sesto. Oltre che a Campi abbiamo trovato aree potenzialmente favorevoli anche a Signa, a Prato, vicino al canile già esistente, a Fucecchio, e a Calenzano, per dire».

Dov’è quindi l’intoppo?

«L’aspetto che richiede più tempo è quello legato alla burocrazia. Stiamo valutando contemporaneamente più opzioni proprio per non dover ricominciare da capo e velocizzare i tempi. Contiamo di trovare l’area definitiva e completare tutto l’iter burocratico previsto dalla legge entro il 2019, in modo da poter partire con i lavori il più presto possibile».

Il tempo però stringe e sulla struttura pende come una spada di Damocle la sentenza di sgombero. C’è la possibilità di restare a Sesto anche in futuro?

«Alle condizioni attuali lo escludiamo categoricamente, da parte dell’amministrazione attuale non abbiamo purtroppo ricevuto il minimo supporto. E restano centocinquanta cani e gatti ai quali abbiamo dedicato la nostra vita. Sono a conoscenza della sentenza di sgombero, ma ricordo benissimo che fu proprio l’ex-sindaco Barducci ad autorizzare proprio il sottoscritto ad approntare un nuovo canile, tramite regolare ordinanza ordinanza, per arginare il fenomeno del randagismo».

E poi cosa accadde?

«I problemi iniziarono sotto la legislatura di Gianassi, con quest’ultimo che agì contraddicendo di fatto l’atto del suo predecessore. Da parte nostra, sbagliammo forse ad affidarci a due avvocati inesperti. Il nostro ricorso venne respinto».

Sino alla sentenza dello scorso aprile e allo sgombero parziale iniziato qualche mese fa.

«Un “blitz” che ci arrecherà un danno di 400mila euro per la perdita del terreno. Abbiamo avuto più colloqui con l’amministrazione, ma di fatto non abbiamo ricevuto alcun supporto concreto».

Quanti animali ospitava la struttura, in quel momento?

«Più di cinquecento. E al netto della salute dei nostri ospiti, che rimane il nostro pensiero principale, mi sembra che la Giunta stia sottovalutando i problemi che deriverebbero dal randagismo, come ai tempi di Barducci».

Siamo alle battute finali. Quali sono gli obbiettivi dell’Associazione?

«Continuare a seguire cani e gatti ai quali siamo affezionati, come stiamo facendo da una vita. E accorciare i tempi necessari per trasferirli in una nuova struttura».

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