L’aveva costruita suo marito con tutto l’amore possibile, poco prima di morire. Lei e i suoi tre figli la consideravano il loro nido d’amore, poi si sono fatti avanti i creditori.

Infermiera perde la casa per colpa dei creditori

Doveva essere il loro nido d’amore, la casa della famiglia che erano riusciti a formare, il loro rifugio. Ma alla morte del marito le agenzie di credito gliel’hanno portata via.
Fino al 2008 Renata Tramontano, 54 anni, era una donna soddisfatta della sua vita. Aveva lottato e sofferto per anni, ma finalmente era tranquilla e aveva una bella famiglia.
Nata a Lucca, a sette anni con la famiglia si era trasferita a Sesto Fiorentino dove è rimasta fino a sedici anni fa quando insieme al marito si è trasferita a Calenzano e lui ha iniziato a costruire la loro casa.
Tutto andava per il meglio, Renata è infermiera all’Asl, un lavoro stabile con un bello stipendio sulle 2200 euro al mese, suo marito aveva una ditta idraulica che andava bene e di media portava a casa tra i tremila e i quattromila euro al mese. La casa era il sogno della loro vita, ma nel frattempo lui ha pensato anche al lavoro e a ingrandire quella ditta che gli stava dando grandi soddisfazioni.
Da una parte quindi c’era il mutuo della casa e dall’altra i creditori che ogni mese senza alcun problema venivano pagati per ingrandire la ditta idraulica.
Ma Renata e suo marito non avevano problemi a pagare i creditori. Avevano circa tremila euro di rate al mese ma con quello che portavano a casa non avevano mai lasciato una sola rata indietro.
Questo fino a quando il marito di Renata non si è ammalato.

«Nonostante la malattia e la chemio è stato molto forte. Teneva così tanto alla nostra famiglia che ha fatto di tutto per non lasciarci nei guai – spiega Renata – Il suo più grande orgoglio era la nostra casa su cui lavorava sempre appena aveva un attimo, nonostante la malattia e le cure. Mentre altri magari dopo una chemio sarebbero rimasti a letto per ore, lui era subito pronto a rimboccarsi le maniche e ripartire, perché il suo sogno era poter vedere finita la nostra casa e poterci entrare, ma non ce l’ha fatta. Se n’è andato all’improvviso: due sere prima eravamo a cena fuori e due giorni dopo lui non c’era più».

Eppure Renata nonostante il grosso dolore che portava dentro, sapeva cosa doveva fare.

«Un po’ anche per non pensare e lasciarmi prendere dal mio dolore ho capito subito che la nostra situazione economica a questo punto cambiava e non avrei più potuto permettermi di pagare una rata da tremila euro ogni mese ai creditori. Così il giorno dopo la morte di mio marito subito iniziai a mandare raccomandate ai nostri creditori per spiegare la situazione chiedere di diminuire la rata così da poter continuare a pagare ogni mese. Allo stesso tempo feci anche la sospensione del mutuo della casa sul quale non ci fu alcun problema».

Nessun problema con la banca per il mutuo della casa, ma i creditori non accettarono assolutamente la sua richiesta.

«Risposero negativo tutti e tre. Ma solo un creditore tra i tre ha pensato bene poi di rivalersi sulla nostra casa. Ma la colpa è stata mia perché sono una persona non abituata a non pagare e quindi pur di non rimanere indietro di nemmeno una rata ho iniziato ad arrabattarmi con lavori di ogni tipo».

Renata e la figlia per esempio sono molto brave a incidere sui metalli come per esempio sulle penne. Così con le loro opere d’ingegno fanno mercatini durante le ferie che Renata si prende dal suo lavoro da infermiera.

«Eppure non è bastato. Uno dei creditori si è rivalso e ci ha fatto pignorare la casa circa sei anni fa. E’ andata all’asta quattro volte e purtroppo a ottobre una persona se l’è aggiudicata. Devo dire la verità altre volte delle persone sono venute a vederla e quando hanno scoperto la mia situazione mi hanno detto “No la sua casa non gliela prendiamo”. Questa persona invece non ci ha badato».

A breve Renata e i suoi figli (due su tre perché uno ormai vive da solo) dovranno lasciare la casa che suo marito ha costruito pezzo per pezzo.

«Il problema è che non so come fare a pagare un affitto. Dal mio bello stipendio mi decurtano circa mille euro per due pignoramenti ma l’Isee va fatto sullo stipendio totale che il mio risulta di 2200 euro e quindi non posso avere molti aiuti».

L’unica speranza per Renata adesso è la legge 3/2012 “Salva suicidi”.

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