La Val di Bisenzio ha da sempre un legame profondo con la famiglia Regeni ed è particolarmente sensibile alla questione che dal febbraio 2016 la famiglia di Giulio chiede a gran voce: verità sulla morte del figlio.

A settembre la staffetta che arrivò a Roma per chiedere verità sulla morte di Giulio passò anche dalla Val di Bisenzio:

L’avvocato della famiglia di Giulio Regeni, il giovane ricercatore rapito, torturato e ucciso in Egitto, Alessandra Ballerini ospite sabato da Genova al castello dei missionari comboniani: dalla ricerca della verità per Giulio al Decreto Sicurezza.

La legale Ballerini: “Decreto Sicurezza immorale e incostituzionale”

Duro, durissimo il giudizio espresso sabato sera al castello dei missionari comboniani dall’avvocato Alessandra Ballerini. Da sempre al fianco degli ultimi (non a caso è di Genova, patria di don Andrea Gallo), “di chi non ha giustizia”. Una donna che, come dimostrato anche poche settimane fa quando in conferenza stampa ha fatto i 20 nomi dei coinvolti nel sequestro e nell’uccisione di Giulio Regeni (per lo più generali e colonnelli dei servizi egiziani, di cui 5 indagati dalla Procura di Roma), non è certo tipo da tacere il proprio pensiero. Così anche per il Decreto Sicurezza del Ministro dell’Interno Matteo Salvini. “Fa schifo. Sembra scritto male, ma nel suo insieme è chiaro che risponde a un disegno preciso: aumentare le tensioni sociali – ha risposto a uno dei 30 ragazzi del Gim presenti in sala – Per esempio, il Decreto Sicurezza elimina la parola ‘umanità’ da qualsiasi legge in vigore. Non c’è nulla, in quel decreto, che porti davvero sicurezza. Anzi, il risultato sarà l’opposto: creerà masse di persone abbandonate, distrutte, umiliate lasciandole alla mercè dello sfruttamento della criminalità. Non crea sicurezza per loro, e non la crea nemmeno per noi. Non rispetta nessuno degli articoli della Costituzione, ma finchè la Corte non la boccerà i diritti che la Carta difende saranno negati a moltissime persone”.

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La Verità per Giulio che non arriva

Ma si è parlato, ovviamente, anche di Giulio Regeni. Il 25 gennaio saranno tre anni dalla scomparsa dello studente 28enne, rapito  da piazza Tahrir e ritrovato il 4 febbraio, cadavere, con evidenti segni di torture, poco distante da una prigione dei servizi segreti egiziani. Tre anni dai primi striscioni gialli e dal grido “Verità per Giulio”, ma anche tre anni di depistaggi, di silenzi, di intimidazioni e arresti verso chi, in Egitto, indagava sull’omicidio. Indagini che hanno portato la Procura di Roma a indagare 5 alti funzionari dei servizi egiziani, e agli oltre 20 nomi di coinvolti elencati da Ballerini a inizio dicembre in conferenza stampa.

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