Grande giocatore e ancor di più uomo, Egisto Pandolfini ha lasciato bellissimi ricordi ovunque sia andato, ma il  legame con la città di Firenze e la Fiorentina è stato indissolubile negli anni. Ha scritto pagine importanti della storia viola sia da calciatore che da dirigente vincendo quello scudetto che gli era mancato da giocatore. Da giovane operaio di Signa fino alla Nazionale italiana, è scomparsa una gloria Viola che sempre ha trasmesso la storia della Fiorentina.

 

La prestigiosa carriera di Egisto Pandolfini

 

Nato a Signa il 17 febbraio del 1926, giovane operaio tornitore alle officine di costruzioni elettriche e meccaniche Cipriani&Baccani di Rifredi, si mise in luce fin dai tempi della guerra. Quando i giocatori della Fiorentina, rimasti in città o nelle sue vicinanze, tornarono in campo, in piena occupazione tedesca, domenica 28 novembre 1943, nella partita giocata al Campo Padovani tra “Dopolavoro Carlo Baccani” e “Associazione Calcio Caligaris”, per provare la possibile ripresa dell’attività sportiva, Egisto giocò, assieme a Menti e Valcareggi, contro Carlino Piccardi, il suo paesano Buzzegoli, Scagliotti, Avanzolini, Biagiotti… La Fiorentina ricominciò la propria attività dopo la Liberazione, Pandolfini, dopo aver giocato con il Signe contro i viola, fece parte, da subito, della squadra rimessa in piedi da Arrigo Paganelli e Ottavio Baccani, giocando in viola la prima partita il 30 ottobre 1944 contro l’Empoli. Pochi mesi dopo, il 29 luglio 1945, a Santa Croce sull’Arno, una sua doppietta fu decisiva nella vittoria della finale Fiorentina-Livorno del campionato regionale toscano. Di quel calcio, che ricominciava in un paese distrutto dalla guerra, Egisto è stato protagonista e testimone. Una storia ben raccontata, a suo tempo, da Lorenzo Magini in Alè Fiorentina: “Su sgangherati automezzi sul cassone dei quali erano sistemate delle panchine di legno; correndo il rischio continuo dello scoppio dei pneumatici; fermandosi ogni tanto per raffreddare l’acqua dei radiatori che continuamente andava in ebollizione, si facevano chilometri e chilometri. Si partiva al mattino della domenica per raggiungere le località toscane e si ritornava la sera talvolta a notte fonda dopo la partita. Non c’erano alberghi e il pranzo non era sempre abbondante di calorie, anche se nei vari ristoranti in cui si consumavano i pasti ci si faceva in quattro per contentare nel migliore dei modi questi ragazzi che sui campi di gioco davano la dimostrazione che la vita continuava e tornava ad essere bella sia pure in tante ristrettezze. C’era un calore nuovo verso questi atleti che per quattro soldi facevano scordare le ore tragiche passate e incutevano tanta speranza e fiducia nell’avvenire”. Dopo aver giocato, 1945-1946, il torneo di Divisione Nazionale, diviso in due gironi, Pandolfini fu mandato a giocare ad Empoli, in serie B, segnando e mettendosi in mostra. La Fiorentina, piena di giocatori e povera di soldi, lo cedette alla Spal, dove esplose: capocannoniere e convocazione per le Olimpiadi Londra del 1948, senza però scendere in campo. La Fiorentina lo ricomprò a caro prezzo, il motorino Egisto divenne il simbolo di quella squadra e l’orgoglio dei tifosi – tanto da scatenare, quando nel 1952 il presidente Befani impose la sua cessione alla Roma, dopo più di 150 partite ufficiali in maglia viola, la famosa battaglia delle seggiole nell’assemblea dei soci della Fiorentina. La partecipazione ai mondiali del 1950 e 1954, le Olimpiadi di Helsinki del 1952, le stagioni con la Roma e con l’Inter, 21 presenze e 9 reti con la Nazionale: la sua fu una carriera prestigiosa, conclusa tornando alla Spal e poi all’Empoli da giocatore-allenatore.Lo scudetto che non vinse da calciatore, Pandolfini lo conquistò da dirigente della Fiorentina, con la costruzione della squadra, partendo dal vivaio gigliato, che vinse lo scudetto nel 1968-1969. Ma, al di là dei successi, il vero capolavoro fu la costruzione di un settore giovanile, con un impianto fatto da allenatori specializzati nella crescita dei giovani calciatori e da una fitta rete di osservatori. Un’organizzazione che è stata capace di tenere per decenni, nutrendo la prima squadra, legando indissolubilmente la Fiorentina alla produzione di giovani talenti, alla linea verde che, fin dagli anni Trenta ha contraddistinto la maglia viola. Egisto, Gloria Viola, ha vissuto, interpretato, organizzato e trasmesso la storia della Fiorentina: ne siamo orgogliosi.

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Ad unirsi al dolore della scomparsa di Pandolfini anche il Comune di Signa, paese natale di Egisto, questa la nota rilasciata in merito:

Con Egisto Pandolfini se ne è andata una delle figure più significative del mondo sportivo delle Signe. Il ricordo di un grande campione che ha fatto sognare nell’immediato dopoguerra milioni di italiani si unisce alla più recente immagine di un uomo che ha sempre tenuto in alto i valori del calcio e dello sport aiutando in ogni modo i giovani e l’associazionismo sportivo. L’Amministrazione Comunale di Signa esprime profonde condoglianze alla famiglia e si unisce al grande dolore che in questo momento ha colpito tutto il mondo sportivo italiano.

Giampiero Fossi