Malato e sotto sfratto. E’ la storia di Riccardo Bambagioni, campigiano  malato di tumore che per il 27 febbraio scorso aveva ricevuto l’avviso di sfratto. Una situazione di salute difficile che si era complicata ancora di più con l’arrivo della notizia dello sfratto. Riccardo abitava in via dei Mille a Campi Bisenzio e non riusciva più a pagare l’affitto.

Malato e sotto sfratto

“Mio babbo è malato –  era stato l’appello lanciato a febbraio dalla figlia Jennifer – e deve curarsi”.

I medici gli avevano dato sei mesi di vita, una situazione difficile a cui si era aggiunto anche il pensiero dello sfratto.

“Io abito con lui e sono stata io ad aprire la porta all’ufficiale giudiziario che è venuto a comunicare la notizia – aveva raccontato in quell’occasione la figlia – Lui prende 290 euro di pensione d’invalidità e con la sua arriva a 650 e non riesce più a pagare l’affitto che è di 500, non vive in una casa popolare e non sa come fare ad andare avanti. Lui ha presentato la domanda per avere una casa popolare ma gli hanno risposto che i tempi sono molto lunghi perché prima di lui ci sono altre dieci persone e non ha speranze.
Il problema è che le sue condizioni di salute peggiorano e se lo buttano fuori di casa non sa proprio dove andare”.

La preoccupazione per la perdita della casa e poi la morte

Una persona buona, che amava stare in compagnia degli altri e prendere la vita col sorriso anche nei momenti più difficili. Questo il ricordo che ha lasciato Riccardo Bambagioni, o Ciccio, come gli storici amici di San Piero a Ponti lo chiamavano.
Se n’è andato a settembre, a soli 62 anni, dopo aver perso la sua ultima battaglia contro la malattia. Un male che tuttavia non gli ha mai tolto il sorriso e la voglia di dedicarsi alle sue passioni, agli amici e alla famiglia.
A condividere il suo ricordo è stata la figlia Jennifer

“Prima di ammalarsi lavorava in una ditta che si occupava dei fili della luce. Fu fondatore del “Manhattan Club” e poi dello “Spaccone” con mia madre. Era un grande appassionato di biliardo e di carte, per lui andare al giocare al Racchio era un appuntamento fisso”.

Un uomo che ha trascoso una vita tranquilla, insieme alle persone a cui teneva, e sempre pronto a dare una mano a chi ne aveva bisogno.
“La sua era una vita normale – ha aggiunto la figlia – Faceva ogni giorno le stesse cose, alle 13.30 poi andava a giocare a carte. Era una persona molto solare e generosa, di qualsiasi cosa tu avessi bisogno, faceva di tutto per aiutarti. Un uomo sempre con la battuta pronta, anche nelle situazioni più difficili. Era nato a cresciuto a Campi, era nato in via Castronella per la precisione, e aveva passato tutta la sua vita a San Piero a Ponti. Gli piaceva parlare con tutti. Anche in casa era così, sempre sorridente. Non mi ha mai fatto mancare nulla. Avevamo un legame forte, mi chiamava ancora “la mia bambina”; ero vicina a lui quando se n’è andato e mi mancherà moltissimo”.

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