Il segno più rimane ma l’entità del tasso di incremento si assottiglia pericolosamente: il manifatturiero dell’area Lucca-Pistoia-Prato segna nel quarto trimestre 2018 +1,7% rispetto allo stesso periodo del 2017, chiudendo un anno partito in sordina ma che poi sembrava decollato (incrementi dei primi tre trimestri rispettivamente +1,6%, +3,7% e +3,9%).

Preso in esame un campione di imprese con più di nove addetti

Il non brillante risultato del quarto trimestre ha portato il risultato dell’anno 2018 a +2,7% rispetto al 2017.
E’ quanto emerge dalla rilevazione congiunturale realizzata dal Centro studi di Confindustria Toscana Nord, che come di consueto ha preso in esame un campione rappresentativo di imprese manifatturiere con più di 9 addetti delle province di Lucca, Pistoia e Prato.

Le prestazioni migliori a livello di settore appartengono alla metalmeccanica, che conferma il proprio ruolo di traino con un tasso di crescita medio della produzione elevato anche nel quarto trimestre (+7,4% tendenziale), chiudendo l’anno a +8%. Il settore moda ha avuto un andamento diversificato, compreso fra la flessione del cuoio e calzature (-1,2% tendenziale) e la crescita dell’abbigliamento (+4%), in questo caso, però, con un forte rallentamento rispetto alla parte centrale dell’anno; la moda ha chiuso l’anno a +1,9% sul 2017.

La carta e cartotecnica è, fra i settori maggiormente presenti nel territorio di Confindustria Toscana Nord, quella che ha sofferto di più, segnando un -2,4% che porta leggermente in negativo il dato annuale (-0,3%). Buoni, anzi i migliori fra i quattro trimestri dell’anno, i dati dell’alimentare(+2,5%, chiusura dell’anno a +0,2%) e del lapideo (+4,1%, chiusura dell’anno a -0,8%); anche il settore del mobile ha avuto un andamento positivo nel quarto trimestre, con un +0,5% che fa seguito al +0,7% del terzo trimestre e che limita la perdita dell’anno (-0,9%). Positivi i dati della plastica e chimica (+1,7% il trimestre, +2,2% la chiusura dell’anno).

“Rispetto all’andamento negativo che ha avuto il Pil nazionale nel quarto trimestre, a quel -0,1% che ha segnato l’ingresso dell’Italia nella recessione tecnica, potremmo esprimere una qualche soddisfazione per come il manifatturiero del nostro territorio ha saputo difendere il suo posizionamento o quantomeno limitare i danni – commenta il presidente di Confindustria Toscana Nord Giulio Grossi -. Ma come imprenditori dobbiamo avere lo sguardo proiettato ben al di là dell’immediato e del contingente. E se si guarda un po’ più avanti la percezione più diffusa è quella di preoccupazione. Il quadro internazionale è all’insegna dell’incertezza. Il 2018 si è chiuso registrando un chiaro rallentamento del commercio mondiale, con alcuni paesi-chiave per il nostro export, a cominciare da Germania e Francia, che hanno avuto cadute della produzione industriale maggiori del previsto, e dalla Cina con la frenata della sua crescita. Le controversie commerciali Stati Uniti-Cina e le travagliate vicende della Brexit contribuiscono all’instabilità del quadro. Ma al di là di questo esiste un caso-Italia che non possiamo ignorare. Venerdì scorso abbiamo visto i dati Istat: crescita economica 2018 a +0,9%, contro +1,6% del 2017; debito al 132,1%, cioè oltre 2,3 miliardi, un record assoluto; l’unica parziale nota positiva viene dal rapporto deficit/Pil al 2,1%, migliore del 2017 quando pesavano i salvataggi bancari. Sempre l’Istat ha reso noto nei giorni scorsi che per gennaio 2019 la stima dell’indice destagionalizzato della produzione industriale segna un aumento dell’1,7% rispetto a dicembre: speriamo tutti che sia un segnale positivo destinato a trovare conferma, ma occorre mantenere la guardia alta e non lasciarsi andare a un troppo facile ottimismo. L’ottimismo strumentale non serve al Paese. Occorre recuperare il gap che ci sta allontanando sempre più dal gruppo di testa delle economie mondiali.”

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La crescita della produzione industriale è proseguita a Pistoia nel quarto trimestre con un tasso di incremento (+4,6% sul corrispondente periodo del 2017) superiore alla media dell’area (+1,7%). La chiusura dell’anno, +4,3% rispetto al 2017, è anch’essa la migliore fra le tre province. Questi buoni risultati sono dovuti quasi esclusivamente alla crescita del comparto metalmeccanico, con il contributo essenziale dei mezzi di trasporto, che segnano +20,4% tendenziale, un tasso di crescita simile a quello visto nel secondo e terzo trimestre. La crescita è però accompagnata dalla contrazione consistente del portafoglio ordini, sia dall’interno che dall’estero; risulta inoltre evidente dall’indagine una polarizzazione dei risultati, fortemente condizionati in positivo da singole realtà aziendali.

Per il comparto dei minerali non metalliferi, chimica e plastica, i dati del quarto trimestre confermano la frenata dei livelli produttivi (-3,3%, un po’ attenuata rispetto al trimestre precedente che aveva chiuso a -5,6%). Il 2018 ha così registrato una media annua negativa della produzione (-2,1% rispetto al 2017). Il settore della trasformazione alimentare mostra ancora una flessione della produzione nel quarto trimestre (-1,1%), tuttavia la progressione dei risultati trimestrali permette di intravedere un recupero congiunturale rispetto a un livello minimo raggiunto nella parte centrale del 2018 (-3,5% il primo trimestre, -4,8% il secondo, -3,4% il terzo), chiudendo a quota -3,2% rispetto alla produzione del 2017. Fra i settori della moda, nel tessile si registra una flessione dei livelli produttivi (-2% nel quarto trimestre, -2,3% come chiusura del 2018); analoghe le prestazioni di abbigliamento e maglieria, in leggera frenata rispetto all’anno precedente (-1,9 il trimestre, -0,3% la chiusura del 2018). Il settore del cuoio e calzature si distingue in positivo, non soltanto all’interno del comparto moda, ma più in generale fra i settori manifatturieri pistoiesi, per la crescita prolungata della produzione, confermata, pure se in rallentamento, anche nel quarto trimestre del 2018 (+1,2% tendenziale: la progressione dei tre trimestri precedenti è +8,9%, +2,1%, +3,6% e la chiusura del 2018, +4,0%). Anche in questo settore si coglie una polarizzazione dei risultati, con pochi e consistenti casi di crescita aziendale in un contesto generale meno performante. La produzione di carta e articoli cartotecnici mostra una flessione tendenziale nell’ultimo trimestre, con un -2,3% che porta la chiusura dell’anno a -1,0%. Torna in lieve arretramento anche il settore del mobile, con un -1,5% del quarto trimestre che porta la chiusura dell’anno a -2,5%.

“L’andamento dell’economia in provincia di Pistoia – afferma il vice presidente Daniele Matteini – potrebbe indurre a soddisfazioni; due settori tipizzanti del territorio (la metalmeccanica e il calzaturiero) trascinano la produzione industriale, con tassi di incremento assolutamente significativi. Ma tutti gli altri comparti continuano a soffrire, in un momento in cui le prospettive internazionale per un verso (la flessione della produzione industriale di alcuni paesi di assoluto riferimento, quale Germania e Francia, lo spauracchio del fenomeno Brexit, i rapporti problematici fra Usa e Cina) e il quadro nazionale dall’altro (che descrive un paese fermo) preoccupano. Se il panorama non muterà, sarà difficile per le aziende conservare il trend di crescita affermato nel quarto trimestre del 2018, in chi ha avuto la capacità di realizzarlo; e addirittura pensare a una ripresa in chi solo ha tenuto o, peggio, ha ceduto ulteriori quote di produzione industriale già erose. Faccio mio l’allarme di Confindustria, che chiede che l’agenda del governo ponga l’industria in cima alle priorità date; e condivido assolutamente le parole del Presidente di Confidustria Toscana Nord”