E’ accusato di molestie sessuali su almeno 29 pazienti un radiologo iscritto all’ordine di Pisa ma che esercitava nella provincia di Prato.

Il 18 gennaio su BISENZIOSETTE la testimonianza di una delle pazienti che lo ha accusato.

Medico a processo: “Mi ha chiesto di andare a letto con lui”

E’ iniziato ufficialmente lunedì (14 gennaio 2019, ndr)il processo al radiologo accusato di molestie sessuali su almeno 29 pazienti.
Il radiologo che esercitava in uno studio di Prato e di Poggio a Caiano, è stato accusato a fine 2015 da una delle sue vittime e, in seguito alle indagini svolte dalla procura di Prato, altre 28 donne hanno confermato di essere state molestate dall’uomo. Il radiologo non metteva in atto lo stesso modus operandi nei confronti delle sue pazienti come si deduce dalle loro testimonianze. Alcune hanno parlato di rapporti consenzienti, altre di tentate o vere e proprie violenze sessuali, altre ancora di situazioni “strane” in cui, per esempio, il radiologo era passato da un esame addominale esteso a dei veri e propri esami trans vaginali senza l’uso dei guanti.
Accuse pesanti per le quali il radiologo è stato sospeso per sei mesi dalla sua attività che adesso ha ripreso in attesa della conclusione del processo.
E lunedì, dopo la richiesta dell’avvocato dell’azienda sanitaria, responsabile civile che ha chiesto l’esclusione dell’Asl dal processo (richiesta respinta dal giudice), è iniziato il dibattimento con la testimonianza della prima donna da cui è partita l’indagine.
Si tratta di una donna di 53 ma le vittime sono di età e nazionalità diverse.

La testimonianza

«A settembre del 2015 andai dalla mia dottoressa per farmi segnare un controllo. Avevo già avuto un fibroma all’inguine e, avvertendo gli stessi sintomi, pensavo che mi fosse tornato. Inizialmente la mia dottoressa mi ha segnato esami del sangue e una ecografia».

Così la donna è andata al Cup per richiedere gli esami e le hanno dato un appuntamento circa due mesi dopo al centro che aveva vicino a casa.

«Io tra l’altro non ho chiesto niente, – ha affermato la donna- anche perché non sapevo nemmeno di avere un centro radiologico vicino a casa».

La donna, durante la sua testimonianza in tribunale, ha parlato un po’ dell’accoglienza alla reception, del pagamento del ticket e dell’attesa fino alla chiamata del medico che ha riconosciuto in aula, ben vestito come allora ma con la barba, a differenza del 2015.

L’inizio della visita

«Appena sono entrata nella stanza mi ha accolto amichevolmente, chiedendomi da dove venivo. Appena gli ho spiegato delle mie origini marocchine mi ha detto “Siete delle belle donne, dentro e fuori, sempre ben curate”. Poi mi ha chiesto l’origine del mio nome, mi ha fatto accomodare e mi ha chiesto i motivi per cui ero nel suo studio».

Lei gli ha raccontato di avere gli stessi sintomi del problema per cui fu costretta a un intervento: aveva paura che il fibroma fosse tornato e gli ha consegnato la cartella.

Le ha chiesto di spogliarsi

«Lui mi ha detto di andare a cambiarmi e che sarebbe arrivato. Mentre mi stavo avvicinando al lettino ha precisato “spogliati tutta che arrivo”. Io di solito sono una donna molto abitudinaria e di queste visite ne ho fatte tante. So esattamente come comportarmi. Indosso sempre una gonna lunga e larga in modo che per fare questa radiografia non mi debba spogliare. E così ho fatto anche quella volta. Mi sono sdraiata sul lettino ancora con la gonna tirata su e lui mi ha urlato: “Scendi, ti ho detto di spogliarti tutta”. Ci sono rimasta piuttosto male ma ho creduto che pensasse che fossi sporca. Gli ho chiesto un po’ a disagio cosa volesse dire e lui: “Togliti gonna, mutande, tutto”. Io sono rimasta ferma perché ero sopraffatta da questo mio malessere, non riuscivo nemmeno a guardarlo. Me ne stavo per andare quando lui ha iniziato a cambiare atteggiamento: prima era violento mentre poi ridendo ha detto: “Ti vergogni di me?”: Gli ho risposto che il mio problema era rimanere nuda davanti a qualcuno che non conoscevo. Lui a quel punto mi ha detto di togliermi solo la gonna. Così ho fatto e mi sono rimessa sul lettino. Ha iniziato a farmi pesanti apprezzamenti sul mio corpo dicendo “Hai una certa età ma un corpo da ragazzina”. Io in quel momento ero molto a disagio e ho pensato solo che in quel posto non ci sarei tornata più. Ha visto che ero tesa e ha detto: “Ho io un modo per farti rilassare” ed è stato così che ha iniziato a massaggiarmi le gambe al di sotto del ginocchio. Io lì sono stata subito molto chiara e gli ho detto di smetterla, che mi dava fastidio».

Così è iniziato l’esame vero e proprio, la radiografia dell’addome che aveva richiesto la dottoressa.

«Era senza guanti e già questo mi è sembrato strano ma non ho detto niente. Mi ha messo del gel sulla pancia come si fa in questi casi e come mi è sempre stato fatto tutte le altre volte. Però poi mi ha detto di togliermi le mutandine».

Lei a quel punto gli ha spiegato che la sua dottoressa le aveva specificato che per questa ecografia non c’era bisogno di spogliarsi completamente.

«Lui invece ha risposto: “Con l’età che hai e l’intervento che hai fatto devi imparare a farti anche questo esame”. E il mio primo pensiero è stato che mi avesse effettivamente trovato altre cisti. Lui così ha insistito e con una mano ha iniziato a tirarmele giù mentre io le tenevo dall’altro lato, rideva e mi ha detto: “Via sei grande ormai”. Io mi sentivo sempre peggio, lui rideva e continuava a cercare di spogliarmi. Così ho lasciato andare, ho messo le mani sugli occhi e l’ho lasciato fare, convinta tra l’altro che mi avesse trovato qualcosa di grave. Ha fatto la radiografia, anche perché lo sentivo andare verso il macchinario. Poi a un certo punto ha detto: “Mamma mia sei piena” e io credevo si riferisse alle cisti, ma lo diceva ridendo. A quel punto si è avvicinato e mi ha tolto le mani dagli occhi. E’ stato a quel punto che ho visto che qualcosa non andava nelle sue parti intime, era eccitato, e lui accorgendosene ha cercato di coprirsi. Quando ho visto questa scena ho detto “Dottore basta questo è un calvario ora la smetto”. E ho terminato così la visita».

Le ha chiesto di andare a letto con lui

Ma il racconto della donna non è ancora finito.

«Mi sono rivestita e lui era già alla sua scrivania. Quando sono andata a riprendere anche le scarpe mi ha detto di sedermi e mi ha fatto cenno di mettermi sul suo ginocchio sinistro. Io mi sono risentita e mi sono messa a sedere nella sedia davanti come si fa sempre e ho iniziato a rimettermi per bene le scarpe chinandomi. Quando mi sono rialzata avevo il suo volto vicinissimo al mio e lui mi ha detto: Dai siamo adulti, lo facciamo una prima volta e se non ci piace ognuno va per la sua strada”. Io mi sono arrabbiata, lui mi ha risposto qualcosa sul fatto che siamo nel ventesimo secolo e che di solito erano le donne che gli si buttavano addosso. Io sono andata via».

La donna è tornata a casa ma ha spiegato che era molto scossa e così ha preso la bici e ha iniziato a viaggiare per la città per chiarirsi i pensieri.

«Alla sera quando sono tornata a casa ho parlato con la mia vicina di casa che per me è quasi come una mamma. Volevo capire se magari avevo esagerato io o effettivamente era successo qualcosa di strano. L’ho chiesto a lei e poi il giorno dopo a un mio amico».

Poi la donna è tornata dalla sua dottoressa che le aveva fatto la richiesta. E’ stata lei a spiegarle che non era tenuta a fare quello che ha fatto e sicuramente a spogliarla completamente. Non essendo un ginecologo non doveva farle alcuna visita e solo l’ecografia richiesta. Non aveva senso spogliarla.

«Con il lavoro che faccio, poi, sono in contatto con alcuni magistrati – ha spiegato la donna – e così ho mandato un messaggio a una di loro con cui sono più in confidenza ed è stata lei a dirmi di andare in ufficio da lei a spiegarle bene cosa fosse successo. Così ho deciso di denunciarlo».

In tutto sono quattro le donne che hanno deciso di costituirsi parte civile in questo processo contro il radiologo e la prossima volta verranno ascoltate.
Ma dall’indagine è emerso che sono state almeno 29 le donne che alla fine hanno subito una tentata violenza sessuale o una violenza vera e propria. Tutte hanno riferito di comportamenti inappropriati: il radiologo, di sua spontanea volontà, avrebbe deciso di cambiare esame, passando da una ecografia a una visita ginecologica e soprattutto senza alcun utilizzo di guanti, così come ha riportato anche la prima teste.

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