Usavano le cooperative come bancomat e non pagavano le tasse. Ma gli uomini della Guardia di finanza li hanno smascherati ieri hanno notificato due misure cautelari (arresti domiciliari) a due imprenditori, C.G., 49 anni, residente nel Fiorentino, e C.E, 71 anni, pratese indagati, insieme ad altri, per bancarotta fallimentare fraudolenta, appropriazione indebita, occultamento e distruzione di documentazione contabile fiscale e auto riciclaggio.

Iva evasa e Porsche

L’operazione condotta venerdì è il risultato di complesse indagini condotte dal Gruppo di Firenze nei confronti di quattro società cooperative toscane, tre delle quali fallite, operanti nel settore del trasporto di merci su strada e di servizi logistici relativi alla distribuzione delle merci. Gli accertamenti di natura economico-finanziaria hanno messo in luce che le cooperative facevano parte di un complesso e articolato sistema di frode che coinvolgeva anche alcune società di capitali operanti principalmente in provincia di Firenze, tutte di fatto gestite dal dominus del sistema e da un suo uomo di fiducia, create sostanzialmente al solo fine di non versare le imposte (solo l’Iva dovuta allo Stato e non versata ammonta a più di 3,5 milioni di euro) attraverso l’utilizzo di vari espedienti contabili quali indebite compensazioni di imposte per più di 4 milioni di euro, omesse ed infedeli dichiarazioni dei redditi e Iva, occultamento e distruzione di documentazione contabile.

Queste cooperative venivano anche utilizzate come «casseforti» o «bancomat» da cui prelevare continuamente denaro sotto forma di ingenti compensi ingiustificati o attraverso l’accensione di carte pregate fittiziamente intestate a soggetti nullatenenti compiacenti, per un totale di più di 3 milioni di euro. Il meccanismo di frode consentiva il mantenimento di un elevato tenore di vita agli indagati, come dimostra, tra l’altro, il contemporaneo noleggio a nome delle società gestite, già in sofferenza, di due Porsche in uso esclusivo al principale soggetto indagato. Parte dei proventi degli illeciti commessi sono stati poi dirottati anche all’estero, con la creazione ad hoc di società in Romania e nella Repubblica Domenicana. Durante l’esecuzione delle attività sono stati sequestrati anche orologi di pregio, conti correnti, veicoli, immobili e terreni tra la Toscana, la Campania, la Puglia e la Sicilia.