Applausi a scena aperta hanno concluso ieri sera, venerdì, a Certaldo, la prima edizione della Lectura Boccaccii, appuntamento che nasce per unire la ricerca sull’opera di Giovanni Boccaccio alla divulgazione di qualità.

Nel pomeriggio nella biblioteca di Casa Giovanni Boccaccio, l’iniziativa si è aperta con l’intervento di Marco Veglia sul tema «Alle radici del Decameron: teologia, letteratura, comicità e storia nella I Giornata» seguito da Lucia Battaglia Ricci con «Una donna in tribunale. Lettura di Decameron, VI, 7». La serata, che si è poi svolta al Teatro Boccaccio anziché nel Giardino di Palazzo Pretorio come inizialmente previsto, ha visto in apertura la premiazione del progetto «Decameron un racconto italiano in tempo di peste», con i riconoscimenti assegnati a Tullio Solenghi, al regista Sergio Maifredi, al Teatro Pubblico Ligure che ha prodotto lo spettacolo, al consulente letterario Maurizio Fiorilla e a Gian Luca Favetto.

Grazie e premi dal Comune

Amministrazione comunale ed Ente Nazionale Giovanni Boccaccio hanno premiato gli ospiti e li hanno ringraziati per l’impegno e i risultati ottenuti dal loro spettacolo, dal 2014 in tournée in tutta Italia, per il contributo dato alla divulgazione dell’opera di Giovanni Boccaccio. Amministrazione ed Ente hanno ribadito l’impegno a valorizzare l’opera di Boccaccio sui diversi fronti di competenza: tutela del borgo, valorizzazione dei musei, promozione di eventi, ricerca e investimento sui giovani studiosi che avranno sempre più in Certaldo e nell’Ente Boccaccio il loro punto di riferimento.

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Il mattatore

A seguire, maglia nera e leggio, solo al centro del palco avvolto da un cono di luce su fondo nero, Tullio Solenghi ha declamato alla sua maniera le sei novelle del Decameron: «Dopo decine di repliche in tutta Italia adesso vengo a fare Boccaccio a Certaldo, proprio “nella tana del lupo”, siate clementi se la mia parlata non sarà così toscana…», ha esordito. Chiedendo una clemenza della quale non c’è stato alcun bisogno, poiché è riuscito nell’impresa di portare il pubblico indietro nel tempo, senza scene né musiche ma solo con la sua voce e presenza. Ha dipinto come un affresco le scene del Decameron, passando con grande maestria dal registro comico al tragico, con le parole del grande autore trecentesco che hanno suscitato stupore e risa, grazie alla novelle Chichibio e la Gru (Decameron VI, 4), Peronella (VII, 2), Federigo degli Alberighi (V, 9), Masetto da Lamporecchio (III, 1), Madonna Filippa (VI, 7), Alibech (III, 10). Non sono mancati, in chiusura, un cameo dedicato al grande Achille Campanile e una serie di aneddoti tra narrato e recitato relativi alla vita del Trio: il ricordo di alcune delle migliori gag fatte con Massimo Lopez e la indimenticabile Anna Marchesini, al termine delle quali ha congedato un pubblico entusiasta della serata.