Franca Traversi, la sarta di Cercina (nel comune di Sesto Fiorentino) si racconta in una mostra di abiti da sposa.

I migliori anni

Gianna Consigli, responsabile comunicazione del Comitato del trentesimo insieme a Franca Traversi, storica sarta di Cercina

La bella storia di Franca Traversi, 80 anni, storica sarta alle pendici di Monte Morello, tra Cercina e Pian di San Bartolo, ci fa tornare indietro nel passato ma è oggi anche motivo di riflessione, soprattutto per le nuove generazioni, per apprendere come con pazienza, precisione, gusto e creatività si possa imparare a saper fare costruendosi una propria professione. Il mestiere di sarta, nel dopoguerra, era piuttosto ambito dalle giovani donne, che avevano la possibilità di diventare professioniste senza la necessità di investire ingenti somme di denaro o di affittare spaziosi locali. Questo è quello che fece anche Franca Traversi, nata a Feliceto, nelle campagne a nord di Firenze nel 1939,  che a partire da undici anni iniziò a prestare servizio presso una sartoria di Montorsoli.

«Finita la quinta elementare – ha raccontato Franca – il maestro ci diceva che c’erano ancora tante cose da fare, aveva sostituito il disegno con la ginnastica e il canto e nelle giornate tiepide ci portava in giardino. In quegli anni avevo imparato molte cose: ad amare la natura, ad aiutare gli altri, a guardare il sole che nasce, ad imparare da chi sa più di noi e ad ascoltare. Così, terminata la scuola, iniziai a lavorare in una sartoria artigianale realizzata a fianco della stazione di Montorsoli dalla moglie di un impiegato delle ferrovie. Fin da subito mi accorsi che mi piaceva tanto cucire e così, insieme ad altre quattro lavoranti, rimboccandomi le maniche, iniziai il mio lungo e qualificato apprendistato per opera della maestra Zaira Bellini. Un lavoro minuziosamente meticoloso che doveva essere sempre in grado di soddisfare a pieno ogni più stravagante richiesta del cliente. La sartoria era nota ed i clienti non mancavano, tutti rigorosamente donna essendo noi specializzati in abiti femminili. Realizzavamo ogni tipo di richiesta, confezionavamo corredi per giovani spose, abiti da sposa e da cerimonia, cappotti, tailleur o semplici abiti per la quotidianità».

Gli abiti da sposa

Franca ha proseguito: «gli abiti da sposa sono stati quelli che mi sono rimasti maggiormente nel cuore e per questo, negli ultimi anni, sono andata a ricercare una piccola rubrica che avevo conservato ritrovando tutti gli indirizzi e le taglie delle tante clienti. Da lì ho avviato una lunga e complessa ricerca per rintracciare le clienti e richiedere se avevano conservato l’abito da sposa. In me infatti è nato il desiderio di realizzare una mostra per illustrare ogni antica preziosità e ogni raffinatezza della nostra arte. La ricerca è stata incidentata, tanti abiti sono andati purtroppo dispersi, spesso perché mal conservati, ma non avendo mai mollato sono riuscita a rintracciare circa 30 fotografie e una decina di abiti da sposa che finalmente, con tanta gioia, potrò far vedere durante l’iniziativa che si terrà domenica 23 giugno presso la parrocchia di Cercina promossa dal Comitato del Trentesimo. Si tratta di abiti sapientemente  e rigorosamente fatti a mano, il tessuto andavamo a comprarlo ogni volta a Firenze e impiegavamo circa una settimana per completarlo. Dopo gli anni passati in sartoria, con il matrimonio e l’arrivo del primo figlio – ha aggiunto Franca –  mi ritirai a lavorare presso la mia abitazione di fatto mettendomi in proprio. L’attività proseguiva spedita  sapendo ormai ben tenere in mano l’ago ed il filo e conoscendo ogni trucco del mestiere. Per realizzare un abito nunziale impiegavo circa una settimana ed i guadagni non erano mai superiori alle cento mila lire.  Negli anni ho utilizzato tantissime stoffe, dal raso, al tulle ad ogni variante del trinato e quando una donna era in dolce attesa il colore bianco era ovviamente un tabù: così, come nel caso dell’abito realizzato per Donatella, Lorenza e Loredana, confezionavo l’abito in tenue tonalità colorate».

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L’intoppo

Dopo un incidente casalingo, però, Franca decide di abbandonare la realizzazione degli abiti da sposa: «Dopo l’arrivo del terzo figlio – ha raccontato –  lavorare in casa era sempre più complicato e l’evento scatenante fu quando Filippo, che aveva appena due anni, con le forbici, senza che io me ne accorgessi, tagliò l’intera manica di un abito da sposa. Un fatto che mi mandò su tutte le furie e che avrebbe potuto compromettere per sempre la realizzazione dell’abito. Fortunatamente, sebbene mancassero 48 ore al grande giorno, a Firenze riuscii a ritrovare uno scampolo di stoffa e a sostituire la manica senza che la giovane sposa si potesse accorgere di nulla. Poi, al compimento del 35esimo anno di età  cambiai mestiere ed entrai a lavorare a scuola come custode dove sono rimasta impiegata per 26 anni alle dipendenze del comune di Sesto».

La mostra

Oggi, finalmente pensionata e nonna di quattro nipoti, Franca Traversi coltiva le sue tante passioni; negli ultimi anni ha scritto un libro e da mesi sta realizzando al meglio la mostra di giugno. Il libro, edito dal Masso delle fate e intitolato “Sull’uscio di casa. La nonna racconta”, narra, con una strabiliante genuinità, l’infanzia di Franca, trascorsa nell’immediato dopoguerra dove tanti ricordi sono rimasti impressi.  Il libro fino ad oggi ha venduto oltre 600 copie, i proventi sono stati devoluti in favore alla fondazione italiana linfomi e nei giorni scorsi era presente al Salone del libro di Torino nello stand della Regione Toscana dove ha venduto una copia.

«Sa cosa mi ha fatto piacere? – ha chiesto Franca – Dopo l’uscita del libro mi ha scritto anche il Sindaco Falchi».

Franca si alza e dal portafoglio, nella tasca dove si tengono gelosamente i ricordi di una vita, ci mostra la lettera:

“E’ bello leggere la passione e l’amore che traspare dalle pagine di ricordi – ha scritto Falchi – aneddoti e tracce di un mondo passato di una parte del nostro territorio. Tramandarle e farle vivere a chi non le ha conosciute, così come farle rivivere a chi ne porta già un ricordo, è un’opera davvero molto bella e interessante per tutta la comunità”.

Prima di salutarci Franca racconta l’ultimo aneddoto:

«I dolori e le gioie della vita sono ricordi che dobbiamo custodire nei nostri cuori ma cercare di eliminare dalla nostra mente. E se in un momento della vita crediamo di entrare in un vortice che ci porta in fondo ad un  buco nero, io penso sempre all’insegnamento di mio babbo: non aver paura se entri in un buco nero. Tu spingi forte con tutte le forze e vedrai che riuscirai a passare. A quel punto vedrai uno squarcio di cielo azzurro dove si affacciano tutti i tuoi desideri».

L’appuntamento è di quelli imperdibili: domenica 23 giugno, a partire dalle 17, la mostra di abiti da sposa si terrà nell’ambito dell’iniziativa “Insieme si può” promossa dal Comitato del trentesimo per sostenere l’attesa Festa di Sant’Antonio.

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