Un dipinto e una scultura, di Ligozzi e Tenerani: intervento finanziato con raccolta fondi di marito e amici.

Palazzo Pitti: restauri e visite speciali

Un’eroina della Bibbia, la donna coraggiosa che salva il suo popolo dal tiranno, e un giurista liberale di primo Ottocento, sono i due personaggi a cui si legherà il ricordo di una studiosa e appassionata divulgatrice del patrimonio culturale, Silvia Bonacini, morta un anno fa. Il marito e gli amici hanno infatti raccolto in sua memoria i fondi necessari a finanziare il restauro di due opere di Palazzo Pitti: ‘Giuditta e Oloferne’ di Jacopo Ligozzi del 1602, esposta in Galleria Palatina, e l’erma di Francesco Forti di Pietro Tenerani del 1842 esposta in Galleria d’arte moderna.

Durante la sua carriera, Bonacini si è occupata di Ottocento fin dalla tesi di laurea, dedicata ad Adolfo Tommasi, paesaggista di eredità macchiaiola ma con uno spirito già volto verso il Simbolismo di fine secolo (illustrò le “Myricae” di Giovanni Pascoli); l’attività professionale di guida turistica la portò ad approfondire anche la pittura del Seicento fiorentino.

Le opere da restaurare sono state scelte in base agli interessi di Silvia e in sintonia con le indicazioni delle curatrici delle Gallerie e la volontà del direttore Eike Schmidt, che ha sostenuto attivamente l’iniziativa. Pietro Tenerani è uno dei protagonisti della Galleria d’arte moderna, autore della celebre Psiche abbandonata che accoglie i visitatori all’ingresso del museo. L’erma, insieme alla Psiche, fa parte del gruppo di opere donate nel 1859 da Carlotta Medici Lenzoni alla allora costituenda Galleria d’arte moderna.

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La Giuditta di Jacopo Ligozzi, esposta attualmente nella Sala di Apollo, è un quadro dalla storia avventurosa. Inizialmente eseguito per essere donato al Duca Vincenzo Gonzaga, fu trattenuto a Firenze dal granduca Ferdinando I che, affezionato estimatore del Ligozzi, come suo fratello Francesco, aveva preferito rifondere i quaranta scudi previsti, facendone eseguire una copia da inviare a Mantova. Stando alle fonti uno dei motivi d’interesse che dovevano avere spinto il granduca a trattenere il quadro per sé risiedeva nella sua particolare iconografia e nel modello cui Ligozzi doveva avere attinto: l’elegante eroina biblica, fissata sulla tela un attimo prima di vibrare il colpo mortale al brutale Oloferne, era infatti tratta da un originale di Raffaello, o a quei tempi ritenuto tale, di cui non abbiamo oggi altre notizie ma di cui sopravvivono almeno due altre versioni, una delle quali dipinta da Giuliano Bugiardini e conservata nella Galleria Regionale della Sicilia. L’occasione del restauro, oltre che restituire piena leggibilità alla superficie pittorica, attualmente alterata dagli effetti delle vernici ossidate, offre la possibilità di approfondire importanti questioni storiografiche e di stile. I colleghi guide turistiche e storici dell’arte hanno deciso di ricordare Silvia domenica 3 febbraio offrendo gratuitamente visite guidate alla Galleria di Arte Moderna di Palazzo Pitti, museo d’elezione di Silvia, per onorare il suo esempio di inesauribile curiosità verso ogni manifestazione artistica e la voglia di illustrare il patrimonio culturale di Firenze.

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