“Il Maestro Antonio Manzi? Ho subito compreso che fosse un genio da valorizzare”.

Si è espressa così Michèle Parpaillon, colei che potremmo definire la prima talent scout dell’artista che a Lastra a Signa ha trascorso buona parte della sua vita. Conosce così bene il Maestro Manzi, che continua ancora a chiamare l’artista con il diminutivo di “Tonino”.

Il primo incontro col Maestro Antono Manzi

“Sono originaria della Francia – ha detto subito la donna – e dopo un periodo trascorso a Milano, mi sono trasferita a Lastra a Signa nel 1969. Quando avevo 27 anni ho conosciuto per la prima volta Antonio Manzi; lui aveva appena 16 anni e frequentava il mio stesso corniciaio. E’ così che guardandolo disegnare con la biro compresi subito di aver conosciuto un artista geniale. Durante il week end non riuscii a chiudere gli occhi e poi, il lunedì mattina mi precipitai a incontrare il giovane artista nello studiolo che aveva allestito. Da quel momento è nata una straordinaria amicizia che non ha mai avuto fine”.

Una lunga amicizia

L’artista, oltre ad avere un museo a lui dedicato a Campi Bisenzio, ha recentemente donato un suo autoritratto alla Galleria degli Uffizi; gli inizi però non sono stati facili.

“Io ho conosciuto tutta la sua famiglia – prosegue  Michèle Parpaillon -, compreso il nonno del ritratto celeberrimo e sono davvero infinite le volte nelle quali, a qualunque ora del giorno, Antonio si presentava a casa mia. Se chiudo gli occhi me lo ricordo ancora seduto davanti a quel tavolo traballante a disegnare le sue creazioni. Spesso mi chiedeva qualche lenzuolo o qualche tovaglia, qualunque pezzo si stoffa andava bene. Disegnava sempre ed ovunque, utilizzando le sue 12 tecniche, guidato dal suo istinto e dal suo segno, denominatori di una carriera infinita. Oggi la mia casa è piena delle sue creazioni che io ho gelosamente conservato”.

La donna ha quindi aggiunto:

“Inizialmente di Antonio apprezzavo fortemente la sua grafica più che la pittura poi, invece, mi ha letteralmente conquistata quando ha iniziato a realizzare le sculture in marmo. Solo dopo aver visto le opere di Michelangelo all’Accademia del David ho provato la stessa emozione che avevo provato davanti alle prime sculture di Manzi. Nella mia vita sono sempre stata contagiata dagli artisti, dagli intellettuali e dagli scrittori, di ogni nazionalità, ma Antonio ha sempre mantenuto una dimensione straordinaria, che ha reso possibile anche l’impossibile. Con la sua dimensione universale, Antonio fin da giovanissimo, non ha mai titubato della sua arte ed oggi è riuscito nuovamente a stupirmi con l’ultimissima produzione pittorica dove all’inconfondibile vis comunicativa del segno ha unito un magnetismo cromatico bellissimo”.

Michèle, quando parla dimostra di essere rapita, conquistata dalle scintille di luce, dominata dalla regia assoluta di un tratto istintivo e inarrestabile, di una vita spesa per l’arte come unico omaggio di libertà dopo quel lungo percorso durante l’infanzia che aveva appannato l’infanzia di Manzi negandogli la gioia e la spensieratezza.

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