Ex dipendenti gruppo Grassi: un anno fa la protesta da cui è iniziato tutto. Un anno fa, a fine dicembre 2017, la loro prima grossa protesta dopo quattro anni di attesa, davanti al tribunale di Prato. Il tribunale di Prato ha dichiarato il fallimento del Gruppo Grassi a luglio, dopo alcuni mesi di proteste da parte degli ex lavoratori.

Ex dipendenti gruppo Grassi: un anno fa la protesta

Da quattro anni i loro stipendi sono congelati e così sabato hanno deciso di andare a protestare davanti al tribunale di Prato per smuovere la situazione.
Sono gli ex lavoratori del gruppo Grassi, storico colosso dell’edilizia con sede a Poggio a Caiano, non più attiva dal 2013.
Una quarantina di ex dipendenti si sono ritrovati davanti al tribunale proprio un anno fa, il 22 dicembre, sfidando la pioggia e il freddo e chiedendo giustizia.
I loro stipendi infatti sono congelati da almeno quattro anni.

La storia

Tutto è iniziato con la crisi del settore che ha colpito un po’ tutte le aziende. E il gruppo Grassi aveva iniziato a indebitarsi sempre più al punto che il Tribunale di Prato aveva accordato il concordato preventivo, che ha permesso alla ditta edile di andare avanti per due anni, appunto, fino al 2013.
Anni in cui i dipendenti hanno continuato a lavorare anche perché, come spiegano loro stessi:

«Ci era stato detto che potevamo riprenderci, che con questi due anni sarebbe tornato lavoro, diciamo che ci avevano dato delle garanzie che poi non sono state rispettate per niente».

Un’azienda che, in tempi gloriosi, era arrivata ad avere anche più di cento dipendenti. Però dopo delle istanze di fallimento presentate da alcuni di loro e le pressioni dei creditori, la ditta ha cessato le attività e degli arretrati sulle mensilità nessuno ha saputo più niente.
Da allora sono passati quattro anni e gli ex lavoratori, quelli che erano rimasti fino all’ultimo credendo nelle rassicurazioni che gli avevano dato almeno sugli stipendi, vogliono giustizia.
Tra loro molte persone della Piana fiorentina, della provincia di Prato e Pistoia, come il poggese Alessio Spinelli, i quarratini Gianluca Di Felice, Raffaello Biondini e Maurizio Mansù. Ed è proprio quest’ultimo a riassumere perfettamente ciò che vogliono.

«Vogliamo la verità e i nostri soldi. La speranza è l’ultima a morire si dice, ecco facciamola vivere il più possibile. Questo presidio vuole accendere i riflettori su una vicenda oscura di questo concordato fino a ora troppo taciuta e su tante cose che non tornano».

«Questo però è solo l’inizio – dichiarano gli ex lavoratori del gruppo Grassi davanti al tribunale – nelle prossime settimane realizzeremo altre proteste pacifiche come questa e se non servisse il nostro obiettivo è quello di arrivare fino a Montecitorio. Dovevamo essere i privilegiati come dipendenti, invece siamo stati non pagati».

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