Margherita Carloni, dopo avere insegnato nella scuola d’infanzia e nella scuola elementare, dal 1991 è Direttrice Didattica e successivamente Dirigente Scolastica; da 15 anni dirige l’Istituto comprensivo “Don Lorenzo Milani” di Montespertoli.

Non è un caso che l’Istituto, che riunisce cinque scuole, sia dedicato al prete di Barbiana, figura a cui Montespertoli è molto legata perché qui, a Gigliola, don Milani ha trascorso la sua infanzia ed ha avviato le sue prime esperienze didattiche.

Tutti e cinque i plessi del “Don Milani”: Scuola d’infanzia “Gianni Rodari”, Scuola primaria “Niccolò Machiavelli”, Scuola primaria “Rita Levi Montalcini” e la Scuola secondaria di 1° grado “Renato Fucini” sono aperti alla comunità con varie attività, non solo di mattina. Gli spazi di queste scuole, nel tempo, sono diventati punti di riferimento per le associazioni e riescono a coinvolgere nelle attività mattutine e pomeridiane sia le bambine che i bambini, le ragazze e i ragazzi ma anche le loro famiglie.

In questi anni Margherita Carloni ha lavorato fianco a fianco con gli insegnanti perché l’offerta formativa della scuola, rivolta ai giovani di Montespertoli, fosse sempre più qualificata. I risultati sono sotto gli occhi di tutti: attualmente i ragazzi che escono dall’Istituto Comprensivo di Montespertoli riescono a superare lo “scoglio” del primo anno della scuola secondaria di primo grado in una percentuale fra le più alte della Provincia di Firenze: il 86% nel 2016/17.

Il percorso dell’Istituto Comprensivo di Montespertoli è ben documentato nel libro “In Europa da Cittadini – Per una scuola comunità” (ed. I Quaderni della Tartaruga) edito nel 2016, che spiega molto bene le scelte organizzative, curricolari e didattiche operate negli anni.

Margherita Carloni, tra l’altro, è responsabile nazionale della formazione delle scuole Senza Zaino d’Italia, è stata intervistata su Fahrenheit, la trasmissione di RadioTre dedicata ai libri dove ha spiegato i 10 anni di esperienza con il progetto “Senza Zaino” nelle scuole di Montespertoli: un modello educativo e formativo, in cui relazioni fra studenti e con i docenti, metodologie attive e rigorose allo stesso tempo, esperienza di vita dei ragazzi, cura per l’ambiente scolastico sono elementi concreti per promuovere un apprendimento reale ed una cittadinanza attiva. Si tratta di innovazioni e sperimentazioni in ambito didattico sempre più apprezzate e diffuse in tutta la penisola.

Dottoressa Carloni, da dove nasce l’idea di una scuola comunità?

Quindici anni fa le insegnanti della scuola primaria, che stavano concludendo il loro percorso con le classi quinte, sentirono la forte esigenza di modificare, arricchire e ripensare il modello e l’impostazione didattica fino ad allora seguito perché, secondo loro, non più rispondente ai bisogni di apprendimento e di crescita dei bambini.

Quindi l’idea di cambiamento partì da un’esigenza precisa.

Certo. Partì dall’osservazione che i bambini desiderano imparare, sono affascinati dalla scoperta, accettano la fatica del lavoro, apprezzano la collaborazione ma dal comprendere anche che spesso non riescono a trovare un senso in ciò che viene loro proposto a scuola; la stessa strutturazione degli ambienti si presenta per loro come un non-luogo anonimo.

Si spieghi meglio.

Nelle classi le pareti sono spoglie, i banchini posizionati frontalmente rispetto alla cattedra, le proposte didattiche trovano poco contatto e relazione con la loro esperienza di vita e con il loro mondo.

A chi vi siete ispirati per il cambiamento, chi avete preso a modello?

Nell’anno scolastico 2003/2004, entrammo in contatto con le scuole di Lucca che, dall’anno precedente, avevano cominciato a ripensare la scuola come un’esperienza globale. La classe, ambiente di apprendimento, era ridisegnata a misura dei bambini e dei ragazzi: i tavoli prendevano il posto dei banchi, la cattedra era sostituita da un tavolo per l’insegnante, gli angoli venivano attrezzati con strumenti didattici e di gestione del tempo e dello spazio.

Se non sbaglio si trattava delle prime scuole Senza Zaino, giusto?

Sì, e ci parve subito una bellissima opportunità da offrire ai bambini e alle bambine di Montespertoli e così anche noi, fra le prime scuole in Italia, abbiamo intrapreso questo cammino entusiasmante, aderendo alla Rete Nazionale delle Scuole Senza Zaino insieme agli oltre 1.100 giovani studenti e studentesse dai 3 ai 14 anni del nostro Istituto.

Siete stati affiancati da esperti nel Vostro percorso di cambiamento?

La caratteristica del nostro Istituto è stata fin da quei primi anni improntata alla formazione continua dei docenti. Grazie al supporto convinto dell’Amministrazione Comunale abbiamo investito nel miglioramento continuo delle competenze dei docenti. Un lavoro come quello del docente infatti necessita di essere sempre al passo con i tempi; è anche indispensabile potenziare la capacità di lavorare insieme ai colleghi se vogliamo che i ragazzi imparino a collaborare e a cooperare a loro volta. Ogni anno, come in tutte le scuole d’Italia, arrivano insegnanti nuovi in percentuale piuttosto consistente. Anche per questo la formazione continua rappresenta una risorsa preziosa.

 

Abbiamo scelto fin dall’inizio esperti qualificati per accompagnare il cambiamento metodologico e curricolare intrapreso; ricordo in particolare Aldo Marchesini, storico consulente pedagogico del Modello Senza Zaino, che ci ha accompagnati e guidati, anno dopo anno, con la sua esperienza e competenza incontrando in formazione docenti e genitori; Franco Azzali, che ci ha aiutato ad impostare il modello di curricolo ecologico, che chiede di tener conto di tutte le dimensioni della persona, non solo di quella cognitiva; Francesca Casini e “Forma Mentis” per imparare a gestire il conflitto in modo costruttivo con il “Consiglio di cooperazione”.

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La novità è che tutte le scuole di Montespertoli seguono il modello Senza Zaino, anche la scuola media e la scuola dell’infanzia

Nel 2009, anche la scuola secondaria di primo grado e la scuola dell’infanzia hanno avviato un loro percorso di cambiamento in raccordo con la scuola primaria. Siamo fra i pochi Istituti in Italia che ha scelto di aderire con tutte le classi, questo perché crediamo che abbia significato un cammino se partecipato e arricchito da tutti. In questo modo infatti il modello “sta dentro” il percorso di miglioramento complessivo della quotidianità del fare scuola, e si adatta alle caratteristiche della nostra realtà, non diventa “uno dei progetti”. Fra i mali della scuola italiana c’è per me, infatti, il “progettificio”; spesso le scuole si qualificano per i bei progetti che attivano piuttosto che per le azioni di miglioramento di ciò che succede ogni mattina in classe. Certo questa scelta è molto più impegnativa…

Cambiare il setting, ovvero rendere le aule e l’ambiente in generale maggiormente a misura di bambino non bastava. Occorreva lavorare su pregiudizi, magari anche da parte degli stessi insegnanti, e far comprendere il cambiamento anche alla comunità: genitori, nonni, istituzioni, associazioni…

Un cambiamento ancora in corso, certo. Come ho detto precedentemente, sono anni che i docenti si formano per garantire un nuovo approccio didattico tale da costituire un significato profondo, un senso, per i nostri piccoli e giovani allievi. L’altro aspetto su cui puntiamo è il lavoro di squadra fra i docenti, senza il quale non può crescere la comunità dentro le scuole. Per quanto riguarda i genitori e la Comunità di Montespertoli, sono molto soddisfatta dello scambio proficuo con il Consiglio di Istituto, il Comitato dei Genitori, le Associazioni di Volontariato, il Comune, i Servizi. Abbiamo recentemente avviato dei momenti di scambio e informazione strutturati con la nostra Comunità ed intendiamo continuare su questa strada rendendo questi eventi sempre più partecipati.

A quali incarichi ha rinunciato nella sua carriera professionale per poter seguire da vicino questo importante cambiamento?

Ho scelto di dirigere l’Istituto Comprensivo “Don Lorenzo Milani”, senza cambiare scuola né accettare altri incarichi, perché qui il lavoro fianco a fianco, di cui parlavo all’inizio, è davvero possibile, come dimostrano i fatti. Con il Collegio dei Docenti esiste una sintonia di fondo, nelle diverse posizioni e punti di vista, non comune oggi all’interno delle scuole. Il clima che si respira nelle nostre scuole e nelle riunioni è qualcosa di non dimostrabile quantitativamente, ma realmente percepito, come ben racconta il questionario di clima che abbiamo realizzato lo scorso anno scolastico. È questo il valore aggiunto della nostra scuola, il nostro punto di forza.

Quali sono i risultati concreti, i numeri per intenderci, che fanno dire “Senza Zaino è meglio!”?

Non so se si può affermare che “Senza Zaino è meglio” in modo assoluto. Posso sostenere con convinzione però che l’esperienza del nostro Istituto Comprensivo, che ha il suo perno nel modello didattico “Senza Zaino”, ha permesso a tutti noi, adulti e ragazzi, di crescere in qualità nelle competenze, nelle relazioni, nel rispetto della persona, nell’affrontare il conflitto e le divergenze di opinioni. Molti di questi risultati non sono quantificabili, ma entrano a far parte, come mi auguro, delle competenze di vita dei nostri giovani allievi e, mi sento di affermarlo, anche di noi adulti.

Ci sono comunque anche apprezzabili risultati oggettivi; cito in particolare il livello in uscita dalle classi terze della scuola secondaria di primo grado dei nostri alunni nelle prove INVALSI in italiano e matematica, da anni sopra la media regionale e nazionale, soprattutto per la matematica, e la percentuale sempre più in discesa, e fra le più basse della provincia di Firenze, di ragazzi “bocciati” in prima superiore.

Credo si possa affermare che “il meglio” risiede nel percorso di cambiamento di cui si percepisce il senso da parte dei protagonisti; percorso di miglioramento a piccoli passi ma tutti insieme, in sinergia con chi si interfaccia con la scuola: Genitori, Comune, Associazioni, ASL, Servizi.

In poche parole “il meglio” lo troviamo riassunto nel motto della nostra scuola, che cerca sempre più di essere “La scuola del Noi”:

“Da soli si va più veloci, ma insieme si va più lontano”.