La vaianese Silvia Vignolini, “piccolo genio” fin da bambina ha “craccato” il codice genetico dei colori. Dal 2014 sta lavorando a questa ricerca per l’università di Cambridge.

Un anno fa usciva su BISENZIOSETTE questo articolo.

Silvia Vignolini “cracca” il codice genetico dei colori

Una mente vivace fin da bambina quella di Silvia Vignolini, 37 anni che secondo le sue ex insegnanti era destinata a fare qualcosa di importante.

Silvia Vignolini "cracca"  il codice genetico dei colori
La vaianese che da molti anni ormai è ricercatrice all’università di Cambridge alla fine della scorsa settimana è salita alla ribalta delle cronache mondiali proprio grazie al successo della sua ricerca con la quale il team da lei guidato è riuscito a craccare il codice genetico che produce i colori più luminosi e brillanti.
Silvia sta lavorando a questa ricerca già dal 2014, studiando i colori che non derivano dai pigmenti (ai quali noi siamo più abituati a pensare) ma dalla microstruttura stessa di materiali che ne riflettono la luce.
Una ricerca che in futuro potrà portare a ottenere vernici biodegradabili e non tossiche che, rispondendo agli stimoli esterni, potrebbero agire come da sensori.

La scoperta della scienziata nata e cresciuta a Vaiano

Una scoperta che nei giorni scorsi è stata prima riportata nella rivista dell’Accademia delle Scienze degli Stati Uniti (Pnas) e che poi è stata riportata dall’Ansa e infine dai quotidiani locali.
Silvia Vignolini, nata e cresciuta a Vaiano, qui ha ancora oggi grandi rapporti di amicizia e quando può torna sempre a casa sua dove i suoi genitori hanno un negozio di mesticheria nel centro del paese.

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I commenti dei suoi insegnanti di Vaiano

Daniela Innocenti è stata la sua insegnante alle scuole elementari e, come anche suoi ex compagni di classe, è una di quelle persone che ha pensato fin da subito che il futuro di Silvia sarebbe stato un successo.

«E’ sempre stata molto intelligente, con una mente sveglia, vivace, ma non secchiona. Le cose le venivano facilmente senza dover stare troppo sui libri o a studiarci sopra».

Che non sia mai stata una secchiona chiusa sui libri lo ricordano anche le altre insegnanti del plesso, ma comunque una ragazzina seria e responsabile fin da piccola.

«Ai tempi di Silvia io ero la sua insegnante di italiano. Era brava in tutto non solo in matematica, proprio in tutto. Si vedeva che aveva una mente sempre attiva. Una ragazza anche stravagante ma in maniera positiva. Per esempio era bravissima a scrivere ma mi ricordo questo particolare: nei temi lasciava spesso le vocali e quando io glielo facevo notare lei mi spiegava sempre che non era un errore, sapeva bene che lì c’erano le vocali ma che non le metteva perché così faceva prima. Era veloce, lesta, non le piaceva perdere tempo. La sua era una classe brava, positiva, anche da un punto di vista non strettamente didattico. Si lavorava bene».

Tanti anche i suoi ex compagni che, quando hanno saputo dei risultati ottenuti non se ne sono affatto meravigliati.

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