La storia di don Waldemaro, parroco polacco con la passione per il calcio, e il fischietto da arbitro.

La sua intervista era uscita sul numero del 28 settembre di BISENZIOSETTE.

Il parroco col fischietto in bocca

«Ogni volta che dico di amare il calcio, chi non mi conosce bene si sorprende. Ma io vengo dalla Polonia e nel mio Paese è normale che i preti abbiano praticato o facciano ancora sport con regolarità, senza ovviamente tralasciare gli impegni liturgici. Del resto, in passato abbiamo avuto un grande esempio che ci veniva proprio dal Vaticano».

C’è una punta di sorpresa e riverenza nelle parole di don Waldemaro Kowalczuk, mentre le pronuncia divertito all’altro capo del telefono. Del resto, non si diventa responsabile della pastorale dello sport e del tempo libero per caso e la storia del sacerdote delle parrocchie di San Miniato a La Briglia e di Santa Caterina d’Alessandria a Carmignanello avrebbe probabilmente trovato in Osvaldo Soriano o Ernest Hemingway due appassionati estimatori.
Già, perché tra una messa e una confessione, il quarantanovenne polacco sfoga, quando può, la sua passione per il football. Una volta sceso in campo si cala nei panni di un centrocampista dai piedi buoni e dalla discreta visione di gioco. In pratica, il ruolo già ricoperto durante l’infanzia e l’adolescenza in diverse squadre giovanili e dilettantistiche di Lublino, la sua città natale.
Un amore mai sopitosi, che lo porta ancora oggi a seguire con interesse i suoi connazionali che giocano in Serie A.

«Mi piace Piotr Zielinski, che nel Napoli è cresciuto molto ed è diventato un elemento importante anche nella nostra Nazionale. Seguo anche Wojciech Szczęsny, che alla Juve sta confermando quanto di buono aveva già fatto vedere con Arsenal e Roma ed ormai è una garanzia assoluta di qualità – ha commentato, proseguendo con una battuta – Anche se per quelli della mia generazione, Zibì Boniek resta il miglior giocatore di sempre. Insieme a Papa Giovanni Paolo II».

Era infatti nota la predilezione di Karol Wojtila per il pallone ed è impensabile che una figura come la sua non avesse influenzato generazioni e generazioni di polacchi. E così don Waldemaro (che al momento dell’ascensione di Wojtila al soglio pontificio, nel 1978, aveva nove anni) sin dal suo arrivo nella Penisola nel 2008, è riuscito a conciliare la fede con interessi calcistici.
E nemmeno una volta giunto a La Briglia, quasi dodici mesi fa, ha perso quest’abitudine. Lo scorso 16 settembre, per dire, si è anzi cimentato nelle vesti di arbitro durante la sfida di “calcio contemporaneo” del Torneo dei Rioni, ritornato in auge dopo una sosta che durava dal 1998. Una disciplina sui generis, con le quattro formazioni rionali impegnate contemporaneamente, in una situazione non facile da controllare.

«Ho avuto sin da subito un ottimo rapporto con i vaianesi, qui mi hanno accolto bene sin da subito e la scintilla non poteva non scattare – prosegue don Waldemaro – gli organizzatori mi hanno chiesto di arbitrare la contesa e ho accettato con piacere, ponendo però come unica condizione il rispetto della mia professione. Nè parolacce, nè imprecazioni di alcun genere da parte degli sfidanti: e devo dire che i giocatori mi hanno ascoltato, dando vita oltretutto ad una confronto corretto, equilibrato ed emozionante. Ci siamo divertiti tutti quanti e a giudicare dalle quattrocento persone presenti nell’arco dei festeggiamenti, forse non siamo stati gli unici. Rispolverare una tradizione rimasta in “stand-by” per vent’anni è stata un’ottima mossa e mi auguro che possa avere un seguito, perché le premesse ci sono tutte. Dirigere anche l’edizione del 2019? Se me lo chiedessero nuovamente, non vedo perché dovrei rifiutare».

Per i parrocchiani è ormai diventato una sorta di istituzione, tanto per l’affabilità caratteriale quanto per la partecipazione alla vita pubblica. Anche perché, nonostante la breve permanenza, si è già distinto per qualche iniziativa di beneficenza. Come la partita benefica fra amministratori pubblici dell’intera provincia pratese e i sacerdoti andata in scena al campo de La Briglia lo scorso 15 ottobre, con l’incasso devoluto alle comunità terremotate dell’Umbria.
In quell’occasione, la compagine dei politici comprendeva fra gli altri il sindaco Primo Bosi, il primo cittadino di Vernio Giovanni Morganti e il vice-sindaco di Prato Simone Faggi, oltre ad alcuni consiglieri comunali. La squadra dei parroci schierava don Petre Tamas (parroco di San Pio X), don Giovanni Chiti (parroco della Sacra Famiglia), don Helmut Szeliga (parroco a San Giusto), padre Absolom (vice-parroco di Gesù Divin Lavoratore) e don Jean Jacques Ilunga (parroco a San Paolo) e aveva proprio in Kowalczuk la punta di diamante dal punto di vista tecnico. Proprio lui si è rivelato determinante nella vittoria finale per 6-2 e ha lasciato intendere che quell’amichevole potrebbe essere la prima di una serie di sfide benefiche a vantaggio della comunità.

«Durante la cerimonia della festa dei Rioni ho avuto modo di parlare con Bosi, mi ha ricordato l’episodio e fra il serio e il faceto, mi ha chiesto la rivincita. Lavoreremo quindi per imbastire un altro incontro che possa servire a raccogliere fondi da destinare a piccole opere ed eventi sul territorio – ha anticipato il sacerdote polacco, svelando un altro progetto in cantiere – Ci piacerebbe anche mettere a punto un match con i detenuti del carcere della Dogaia di Maliseti, ma l’iter burocratico per ottenere i permessi necessari è lungo e con tutta probabilità servirà ancora qualche altro mese. Ad ogni modo noi aspetteremo, non abbiamo fretta».

Idee chiare infine, anche per quel che riguarda il messaggio da veicolare tramite l’attività sportiva.

«Io credo che lo sport sia il miglior veicolo di integrazione ed inclusione sociale possibile – conclude don Waldemaro – e permette di superare le barriere della diffidenza, visto anche il momento storico complicato che stiamo vivendo».

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